Lovecar, Macellerie Pasolini, Ennio Ruffolo

 

 

2796646_6aa5f365c2_m

Love Car (Macellerie Pasolini)

Le discipline del corpo e le regolazioni della popolazione costituiscono i due poli intorno ai quali si e’ sviluppata l’organizzazione del potere sulla vita.
M. Foucault, La volonta’ di sapere

Ho visto Love Car a Bologna, lo scorso giugno, nel corso della rassegna perAspera. Drammaturgie possibili. Dietro le quinte di Macellerie Pasolini, c’e’ il regista-drammaturgo Ennio Ruffolo che dirige anche artisticamente perAspera.

Finalmente una performance-installazione che, a differenza di quello che si vede in molti eventi contraddistinti dalla contaminazione fra teatro e altri media e’ carica di significato ma priva di pedanteria risultando poetica, sognante, dura.

Il set della scena e’ l’abitacolo di una multipla. L’unita’ dello spazio e’ data dall’interno dell’auto, da cui i protagonisti della pièce non escono mai.

Un uomo e una donna (Cristina Matta e Romano Tre Re’) nell’arco dei circa venticinque minuti trascorrono un’esistenza intera, quella della loro relazione.

Una voce registrata porta fuori scena il messaggio dell’atrocità di una vita attaccata al respiratore, che non è vita.

 

Altri suoni registrati, folgoranti citazioni di dialoghi film sono mandati ‘in onda’. La colonna sonora di Love Car non e’ solo uno sfondo, e’ semanticamente parte integrante dell’opera.

L’uomo ha i capelli bianchi e il viso segnato, la donna non e’ bella secondo canoni estetici standard; fortemente espressiva la spontaneita’ dei movimenti femminili, spigliati e timidi al tempo stesso.

La pienezza ‘fuori moda’ delle forme della donna, le rughe dell’uomo raccontano qualcosa di importante, della bellezza dei corpi “non omologati”.

Non e’ solo un marchio la dicitura: Macellerie Pasolini, il rimando alla poetica dello scrittore e’ chiaro, fosse anche soltanto per questa scelta.

Tutto potrebbe sembrare ridotto alla rappresentazione di un’intimità coniugale in cui il pubblico e’ meramente voyeur, ma e’ proprio il discorso del reality che qui e’ completamente rovesciato, perche’ l’empatia dello spettatore verso la situazione e’ corretta dalla pulizia dei gesti dei protagonisti, non affidati al caso nè improvvisati; al moltiplicarsi delle valenze simboliche degli oggetti presenti o dei movimenti degli attori (che si ripetono, a distanza, per due volte), che lo spettatore puo’ impegnarsi, se lo desidera, a cercare, individuando diversi livelli di lettura dell’opera.

Sul canovaccio di una regia esatta, e a causa della presenza simbolica di pochi oggetti, un pettine, le chiavi dell’auto, un telone di plastica, nasce per il pubblico la condivisione della vita della coppia e la commozione si trasforma in riflessione.

L’assenza del sonoro nel dialogo fra i coniugi da’ ai loro gesti una pienezza quasi perturbante.

Le tracce di una vita in cui sono presenti l’amore, la confidenza, il rischio, quindi, del dolore e della perdita: questi devono essere gli elementi fondamentali dell’idioma con cui si puo’ affrontare anche la problematica della vita sospesa, della vita attaccata alle macchine; ne’ le parole dei dogmatismi ideologici, ne’ le fredde terminologie mediche possono sostituirsi al linguaggio vivente e articolato dei sentimenti.

(Ringrazio Maurizio Mantani per avermi segnalato quest’opera)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...