La bambina e la maestra delle elementari

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La maestra ha dato un bel compitino da fare.
Lecce: terza elementare, edificio enorme dai soffitti alti, costruito ai tempi del fascismo.
Banchi verde chiaro in formica, che conservano ancora il posto a destra in alto per il calamaio.

I bambini frusciano con le maniche dei grembiulini, sussurri e risatine, in attesa di nuovi ordini.
Fra un mese e’ la festa del papà.

Il lavoretto da preparare e’ un quaderno da costruire con le proprie manine, che verrà poi rilegato come se fosse un libro.
All’ interno vi saranno poesie e immagini ritagliate e incollate con pazienza. Fiori, tanti fiori.

La maestra è una donna sui cinquanta anni, poco attraente, con il naso aquilino. Tutta la sua vita sono i bambini. Ma non li accarezza mai, e sorride poco.

– Non dovete portare a casa il lavoretto prima del giorno di festa. Mi raccomando!

Mi raccomando, ha detto la maestra.

Una bambina con le guance tonde e le trecce nere, pero’, non resiste. Porta a casa il lavoretto ancora da terminare e lo mostra alla mamma.

La mattina dopo lo dimentica nel cassetto, sotto il televisore, dove l’aveva nascosto con cura per timore che papà lo vedesse prima del tempo.

La bimba si avvicina alla cattedra dove si scusa timidamente con la maestra.

Ma l’ira della maestra e’ una lava che scende inesorabile. E’ fuori di sè. Alza la voce. Reitera e reitera le accuse. E’ giuria e giudice e pronuncia la condanna: la bambina non farà piu’ il lavoretto per la Festa del Papa’ .

Restera’ a guardare gli altri nella settimana che manca per finirlo, in punizione, senza far nulla.
La bambina resta in silenzio per tutti i giorni successivi. E’ una ragazzina molto fiera, non si lamenta mai, non dice mai nulla a sua madre che possa preoccuparla.

Ogni pomeriggio, tornata a casa, aggiunge con la colla un ritaglio di giornale al libretto per il papa’. Disegna delle figure, dei cuori. Scrive delle poesie nei margini.

Il penultimo giorno la maestra cambia idea. Forse, a farla decidere sarà stato lo sguardo della bambina che con le braccia conserte mostra un’ombra di tristezza troppo profonda, a tratti, mentre guarda i suoi compagni lavorare e fare chiasso.
Chiede con aria brusca alla bambina di portarle il libretto che ha lasciato a casa.

Il giorno dopo, osserva senza parlare le pagine riempite tutte dalla grafia incerta e da tanti disegni vivaci.
Stavolta non la redarguisce.
Comunque, e’ troppo tardi per mettere a posto il libretto.

Guance paffute occhi neri e’ profondamente cambiata, in quei giorni, anche se ancora non lo sa.

Ormai la bambina ha imparato a sopportare l’enorme dolore di non rientrare nelle file dei compagni e delle righe geometriche dei banchi.

E’ sopravvissuta alla prova.
Ha acquisito il potere di resistere, di potere compiere un lavoro da sola.

Sa che davanti a un ostacolo, si puo’ costruire una galleria con le proprie mani.

Non lo sa ancora, ma le servirà , nel suo futuro molto difficile, poco benevolo.
In più, ha acquisito ormai la consapevolezza che ci si può sentire esaminate e giudicate molto “cattive” e non morirne.

Però, se le capita di ricordare la storia del libretto per la Festa del Papa’ , ancora calde lacrime – strane – le rigano le guance.
Anche se accadde tanti, tanti anni fa.

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