Ti voglio bene Gatto, Morgana e il faro

gatto-nero

Quando abitavo sui tetti di una città d’avorio, arrivò Morgana. Ancheggiando confidenzialmente.

Una gatta nera che si credeva d’essere una donna molto sexy.

Gelosa dei libri, si sedeva dandomi la schiena regale sulle pagine aperte.

Erano i giorni della preparazione silenziosa di minuscole astronavi, mani invisibili preparavano già valigie e filo spinato, mi confezionavano la partenza e le braccia di Giacomo.

Era una cosmogonia nuova, lei mi fece da assistente nel passaggio.

Chi conosce la separazione, il tranciamento di fili attaccati a oggetti, a occhisorriso e al cielo, infranti tutti insieme con forbici impietose e umane?

La gatta mi fu portata via in un sacco dall’uomo con problemi psichiatrici del secondo piano.

Atterrata ormai a mille chilometri dalla casetta di via Palmieri mi voltai per anni ad ogni avvistamento GATTA DAL PELO NERO E LUCIDO.

Forse, mi capita ancora adesso di soffermarmi accanto a un gatto nero, ora che Morgana sicuramente riposa nel cantuccio delle sue stesse ossa chiarissime, come un velo.
Che e’ diventata un campanellino.

Nessuna delle sue replicanti incontrate per strada camminava cosi’, stile Jessica Rabbit, però.

Morgana, come noi, era unica al mondo.

Ho conosciuto a novembre un gatto che mi si è conficcato nel polpastrello o nel pensiero, come una scheggia.

Ammiro i graffiti che mi ha recitato sul mantello delle mani, e sulla gamba destra sfidando i collant e le altezze infinite del mio corpo.

Due mesi e mezzo, maschio, smeraldo dei gemelli degli occhi sul musetto: lui è l’ imperatore.

Sa versare dolcezze languide e lunghissime senza perdere mai un oncia di dignita’; cosi’ potremmo essere, se si sapessero suonare tutti insieme gli strumenti delicati che ci appartengono dentro le dita, la bocca e l’andatura.

Se si fosse i direttori d’orchestra di sè.

Lui resta sotto la caverna di una mano anche per una notte intera.
Non cerca protezione, il petit guerriero: lecca luce gialla della pelle degli amici.

Quando per la prima volta gli ho dichiarato affetto ad alta voce lui ha sospeso le sue occupazioni gattarie

mi e’ salito sul petto come un alpinista leggiadro

con cautela scaltra mi ha afferrato il mento fra zampette di farina.

Quindi, ha baciato l’angolo della mia bocca, reciprocità dei pensieri di caldo, beh sono tranquillo, di mi fido, sento correnti sul poncho nero sensibile, di resta qui.

Il mio maestro del qui e ora, l’imperatore.
Guardiano della soglia.

E di chi sta guardando il mare e altre faccende.

(2007)

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2 pensieri riguardo “Ti voglio bene Gatto, Morgana e il faro

  1. Sara’ che ho gatti da una vita, sempre uno alla volta, mai due che si assomigliassero, ma trovo che qui ogni parola sia esatta come una fotografia, anche quello scambiarsi parole di reciproca comprensione, anche l’insegnamento del qui e ora da parte dell’imperatore (a me birolli insegna la pazienza vigile), ma soprattutto quel non perdere mai un’oncia di dignita’
    ml

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