Jung, anima e animus, segreti

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Jung ha già scritto e pensato quasi tutto.

I suoi epigoni non sono stati e non sono alla sua altezza, e brancolano nel buio illuminato da scintille, il mare notturno degli spunti folgoranti che dette Carl Gustav senza riuscire a raggiungere (come accade in certi incubi, del resto) quell’uomo robusto, magnetico, che studiò i simboli delle discipline praticate dai suoi pazienti per pescare a fondo nella lingua dei loro sogni, o che entrò in intimità con loro fino a innamorarsene senza temere la bufera del transfert e del controtransfert, cercando al contrario l’empatia, la frequentazione personale per guarirli.

E li guariva! La conciliazione degli opposti, era questa la nave su cui Jung ha viaggiato perennemente, non senza difficoltà – i dubbi e le forti emozioni che provò lo scuotevano spesso, come il vento scuote una grande e possente quercia.

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Lui fu proprio una quercia, le radici sprofondate nel mito degli antenati e degli eroi, le braccia e le dita allungate fino a mescolarsi all’universo.

Era luce e si mischiò alla luce, alla fine.

Anima e animus. Sembrano oggi concetti banali, schematici. Se l’uomo non riconosce la figura femminile dentro sè, la fanciulla dai lunghi capelli e dalla veste bianca che vaga sola e bellissima nelle prigioni dell’inconscio, deve integrarla con una donna che ha caratteristiche fisiche e psicologiche somiglianti. Se questo accade non consapevolmente, che tipo di relazione avrà con questa donna, che nella realtà non esiste? Così accade alla donna, se non riconosce la presenza maschile in sè e nel sè.

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Sonia, l’altro giorno, mi chiedeva perchè certi scrittori, a volte, scrivono romanzi le cui le figure femminili non suonano credibili; sono piatte, poco definite.

Quell’uomo che scrive non ha lavorato abbastanza sulla sua anima.

Lui – a volte senza saperlo, ci sta raccontando il suo segreto, e descrivendo la sua anima interna, nascosta, che non gli permette di entrare in contatto profondamente con un femminile esterno, diverso e “altro” da sè.

 

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4 pensieri riguardo “Jung, anima e animus, segreti

  1. conosco poco (nulla!) Jung, ma mi affascina, da quanto dici, la sua conciliazione degli opposti (riconoscere ” la fanciulla dai lunghi capelli e dalla veste bianca che vaga sola e bellissima nelle prigioni dell’inconscio,”). Non sono invece d’accordo con la tua affermazione finale a proposito della scrittura (ma forse ti ho frainteso): la mia sensazione è opposta, cioè proprio scrivendo ho scoperto la mia parte femminile, la accetto e la lascio affiorare, ma questo anzichè allontarmi mi ha fatto comprendere meglio “il femminile esterno”
    ml

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    1. Stiamo dicendo la stessa cosa invece. Nel post (sinteticissimo) parlo solo di alcune scritture. Ci sono scrittori che indagano e riescono a descrivere il femminile, e altri che non riescono, o non vogliono, o non possono. anche per la scrittura femminile è lo stesso, riguardo al maschile. Prova a ricordare i romanzi che hai letto, e rileggerli da questo punto di vista. La tua scrittura, per quanto abbia letto ancora poco, mi sembra che sia “sensibile” e non si accontenti della superficie.

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