Stephen King compie 70 anni. Aspettando ottobre, e orribili ritorni

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Si favoleggia, a proposito di Stephen King, dell’ascolto a 4 anni di un adattamento di Marte is heaven di Bradbury alla radio.
King cita spesso i maestri della sua scrittura, naturalmente Poe in primis, Lovecraft, Matheson e tutti gli altri santi protettori della sua opera.
Trovai nei Racconti di fantasmi di Edith Wharton (a sua volta epigono splendido di Henry James) un intero brano finito in It, un modello per il noto momento iniziale della telefonata agli eroi cresciuti che devono andare a rincontrare il passato.
Sommando la prolificità di King alle preziose e numerose opere dei suoi predecessori, la caccia ai richiami sarebbe molto lunga.
Stamattina ho rintracciato con un lungo brivido di compenetrazione un diamante perfetto, L’emissario, un racconto di Bradbury nella raccolta Paese d’ottobre che è stato sicuramente il modello per uno dei romanzi a parere di King stesso più putridi della sua produzione, quelli che esitava a mettere in commercio, quelli che venivano da strati profondi, fangosi della sua psiche (Es).

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I protagonisti sono un bambino paralitico e il suo cane Fido. Ogni giorno, dopo che il cane ritorna dai giri quotidiani, il bambino toccando la pelliccia piena di suggestioni con felicità decifra il mondo. Puo’ camminare di nuovo attraverso il suo amico.
Uno dei compiti piu’ importanti di Fido è di portare ‘visite’ al bambino con un cartello attaccato al collo; gliele procura anche grazie alla sua scaltra insistenza a circuire vicini: il suo padroncino non deve restare sempre da solo, nella sua stanza.
Una delle visite più preziose è quella della signorina Haight, una radiosa e bella amica che come una lettrice di tarocchi riesce a leggere benissimo i segni del lungo girovagare intelligente di Fido.
E’ il loro gioco preferito, oltre alla dama e agli scacchi.

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Venerdì, sabato e domenica parlavano e ridevano a non finire, e lei era così giovane, bella e ridente, aveva i capelli di un marrone morbido e lucente come la stagione fuori dalla finestra, e camminava con passo netto, squillante, rapido: il palpito rapido d’un cuore, quando egli l’udiva nell’amarezza del pomeriggio.

La bella amica, la signorina Haight, muore d’incidente stradale.
E dopo qualche tempo, nella notte di Halloween, il buon cane (cane cattivo, cane disubbidiente, si dice fra sé e sé il bambino mentre i passi di una creatura impossibile salgono inesorabili verso la stanza) porterà un ospite inaspettato, dopo avere scavato una buca molto profonda. Adesso la pelliccia di Fido ha un odore nuovo.
Era un odore di terra sconosciuta. Era un odore di notte dentro la notte, un odore che veniva dall’avere scavato profondo, nell’ombra, dentro una terra che era stata a stretto contatto con cose rimaste nascoste lungamente, e putrefatte.Dal muso e dalle zampe di Fido cadeva un terriccio rancido e fetido, in zolle putrescenti. Aveva scavato profondo. Molto profondo davvero.

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Era così, no? No? Non era proprio così?
Questo racconto è un capolavoro, crea un’aspettativa e una suspense densa come catrame, ha tempi perfetti.
Il bambino sente i lenti passi dell’amica che sta per entrare dalla porta, di notte, nella notte d’ottobre dove le anime circolano liberamente.
Non sono più i passi netti e rapidi delle belle visite che portavano luce nella stanza del ragazzino, questi sono i passi portatori dell’oscurità, dell’orrore senza fine, dell’abisso.
Ma su per le scale nell’atrio buio, veniva a intervalli un rumore di passi, un piede trascinato dietro l’altro, penosamente, lentamente, lentamente.
C’è tutto, in nuce, Pet Sematary di King, dove lo psicopompo è un gatto, non un cane; L’emissario dimostra senza scampo che una persona amata che ritorna disfatta dalla morte provoca un orrore superiore a quello dell’arrivo di una ipotetica presenza malvagia, a uno zombie assassino.

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L’abilità di Bradbury seguita a rompicollo da quella di King è la descrizione poetica della subitaneità del trascolorare dallo stato di felicità domestica a quello rovesciato di una infelicità perversa, come si registrasse l’arrivo esatto, senza perdono o carità di una tempesta nera sui felici pomeriggi estivi.
Ottobre, poi l’inverno ghiacciato.

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