La compassione dell’eretica

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L’angelo ieri sera mi ha detto: Hai lasciato cumuli di macerie.
Oggi, piangendo,  ho ricordato.
I miei ventun anni, e la camminata più triste del mondo sul basolato di Piazza Santo Oronzo.
Vai via da qui. Non sei più gradita fra di noi – mi disse il Serpente: la mia migliore amica.
Scacciata, io- lei faceva risuonare la punta dell’ombrello controtempo con i tacchi degli stivali, mentre tornava alla mansarda nella solitudine più grande della terra; quella inarrestabile di chi dice sempre la verità.

La mansarda era un nido adatto a covare i sogni, insediato da secoli sui tetti di Piazza Duomo davanti agli sguardi severi dei Propilei.

Qualche mese prima la sua migliore amica le aveva consigliato, insieme agli altri della compagnia, di conquistare lui. “Salvalo”. Diceva l’amica: Addà venì baffone. Salvalo da lei. La snella ragazza del più bel ragazzo del mondo non riusciva simpatica a nessuno, e la ragazza che ero stata sembrava adatta a sostituirla, secondo il giudizio sicuro della sua migliore amica.

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Posata sulle nuvole, sulla luccicanza, la fiaba decollò a dispetto della ragazza che ero stata allora, che non era a caccia di nessuno, ma che non disdegnava la seduzione.

La capacità di sedurre è un dono di famiglia. Noi siamo capaci di Seduzioni senza costrutto, che servono Solo a spostare gli eventi, a far salire la temperatura del destino.

La fiaba decollò, ma io ne ebbi paura. Partii. Quando il ragazzo tornò con la snella bambola che non era simpatica a nessuno, la migliore amica della ragazza che ero allora decretò:
Non sei più degna della compagnia.
Non disse al più bel ragazzo del mondo di avere costruito castelli di carte alle sue spalle. Per fare sì che tutto tornasse normale, Serpente truccò le carte contro di me.

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E’ trascorso un quarto di secolo da quella sera in Piazza Sant’Oronzo; e negli anni dopo, la ragazza che ero allora, e la donna che sono, si espose altre volte, pagò, si sacrificò.

Sotto la bandiera di una sincerità assoluta, della coerenza, mi sono scarnificata.
Sono morta e risorta mille volte. Sono passati cento, duecento anni, ma resto ancora la ragazza di allora.

Ma adesso percepisco qualcosa di potentemente nuovo, rinato dalle ossa della Fenice bruciata: la compassione.
Mio padre li chiamava: poveri di spirito.

L’angelo ieri sera mi ha detto: hai lasciato anche me, fra le macerie.
Perdona.

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Presentazione di “Incredibili vite nascoste nei libri” al Fondo Verri

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Mercoledì 27 dicembre, dalle 19.30
Al Fondo Verri – via Santa Maria del Paradiso a Lecce – quarto appuntamento della rassegna “Le mani e l’ascolto”

Racconti, poesia e musica gli ingedienti della serata.
La scrittrice Patrizia Caffiero presenterà insieme al suo editore Luciano Pagano il suo libro “Incredibili vite nascoste nei libri” (Musicaos) e il chitarrista-poeta RafQ la sua silloge “Come gerbere arancioni – Poesie e stronzate a piazza Bologna”, Abac Edizioni.
Maddi, Zoubida, Nena, Vince, Laura, Ilaria, Sarah, Cloe, il Signore e la Signora Flick, Allegra, Maria, Jacopo, Filippo, sono i personaggi delle “incredibili vite nascoste nei libri”, raccolte nei racconti di Patrizia Caffiero. L’autrice è nata e vissuta a Lecce fino al 1996, si è trasferita prima a Ferrara, poi a Bologna e infine ad Anzola dell’Emilia dove ha “trovato” le sue radici: lavora dal 2006 per il Comune come addetta alla cultura e bibliotecaria. È laureata in Lettere e Filosofia (Università del Salento) con una laurea dal titolo “Pasolini e il Potere. Linee per un’interpretazione storico-politica.”

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“Come Gerbere Arancioni” è la prima raccolta di RafQu, all’anagrafe Raffaele Quarta, compositore, chitarrista e scrittore. Nasce in provincia di Brindisi nel 1985 e cresce a Monaco di Baviera. Nel 2013 pubblica il suo album “Homeless” che lo porta a suonare in gran parte dell’Europa e in Asia. Durante questo girovagare inizia a scrivere poesie. Attualmente studia Composizione presso il Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce. «Queste poesie, o semplicemente, come le ho sempre chiamate io, stronzate, sono un microcosmo fatto di ascolti, sguardi e mancanze. Nella mia vita, impegnata ad organizzare sogni, ho trovato del tempo per scrivere alcune mie illusioni a cui ho voluto dare una forma diversa, senza suoni, corde, chitarre o melodie.

 

Milioni di case senza un senso

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Tegami, piatti sporchi e lavandini, nell’acquitrino della vita di ripetizione di mille gesti e stupidità;

levarsi al mattino, accensione del riscaldamento autonomo

baci meccanici, vita meccanica,

asciugamani, lavatrice dove finiscono i giri di parole

consumati. Nessuna evoluzione della specie. Amen. Neppure un’ombra di sacro.

Fine. Non c’è ossigeno per l’intelligenza.

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La consapevolezza non abita qui, e se ne arrivassero scintille

sarebbero spazzate via dalla ramazza della presunzione

di star vivendo, magari bene,  sicuramente attivi e frenetici.

Un sonnellino sul divano per recuperare le forze e riprendere più svelta la corsa

verso l’ignoto, verso l’espletamento della morte in vita.

Nelle piccole case, gemendo, sprofonda qualsiasi luce.

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Chi non sta al patto è reietto.

 

Venerdì 22 Dicembre 2017 – Nardò – Patrizia Caffiero presenta “Incredibili vite nascoste nei libri”

Prima presentazione del mio libro ❤ a Nardò

MUSICAOS EDITORE

LIBRERIA “I VOLATORI” · MUSICAOS EDITORE · B&B ANTICA DIMORA

Venerdì 22 dicembre 2017 – ore 19.00
Libreria “I Volatori”
(Nardò, Via Pellettieri, 19)

“Incredibili vite nascoste nei libri”
(Musicaos Editore)
di Patrizia Caffiero

Dialogo con:
Loredana Giliberto
(coordinatrice della rassegna)
Luciano Pagano
(editore)

Il 22 dicembre, alle ore 19.00, presso la Libreria “I volatori” di Nardò (Via Pellettieri, 19), tornano gli appuntamenti con la scrittura, gli autori e i lettori, con la Rassegna “Incontri allʼora del tè” organizzata dalla libreria “I volatori”, con il coordinamento di Loredana Giliberto, in collaborazione con il B&B “Antica Dimora” e Musicaos Editore.

Saranno proprio LoredanaGiliberto, coordinatrice della rassegna, insieme a LucianoPagano, editore, a dialogare con Patrizia Caffiero e a presentare in anteprima “Incredibili vite nascoste nei libri”, il libro che raccoglie i racconti di Patrizia Caffiero, scritti tra il 2012 e il 2017.

Cosa può accadere tra le mura…

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Anime gemelle

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Marco pianta disastrata, verde fatica, boccia di vetro con i pesci morti.
Marco – che spiluccava erba dalla sua giacca e chiedeva chi fosse quella ragazza sul prato.

Delle due fate, una ti è cara, l’altra scavalca la roccia per mostrare i muscoli decisi.
Ma non riscuote successo perché latte bianco.
Caro, latte bianco si è infiltrato nel ramo
una rondine succhia quella gemma di soffione e
una canzone sbuccia la corteccia
quattro api in fila in corsa prendono la goccia di liquido
che ti ritorna infine nella bocca labbra – lucenti – di- lenzuolo.

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Formidabile spazio vuoto dove entra livore
di non possedere la donna
donna senza le gambe per prendere la metro
e l’ascensore sulle ali supersoniche
che portano all’appartamento
della città degli impicci internazionali.

Marco ha fatto da perno ha fatto da sindone
nella tela rotta dello sfregio taciturno
il primo della fila di tutti quei re di denari
copie di copie di destino infrangibile
recinto, spezie e fortini per costruire quella pelle insondabile
il tamburo, batacchio di favore
spezza la pesca e mangiane – è il corpo
è l’ostia sottile che calca il palato.

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Marco riposa nelle istantanee
degli ulivi beltà indecente
cascare nel burrone, casa rosa sull’argilla.
Contadini arricchiti scarpe grosse.
Chi è lui?
– Un angelo.

Tribù, fili spezzati e sorrisi

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Mi sono sempre piaciute le persone sfrangiate, colorate, che ridono spesso, in qualsiasi situazione; anche nei momenti sbagliati.
Cerco una tribù di ragazzi e ragazze rumorosi, chiacchieroni, ospitali.
Per restare con sè anche con altri diversi da sè.

Connessi seppure distinti; divisi ma uniti, collegati. Rifiutando la frammentazione, il ghiaccio, il giudizio amaro, le linee geometriche, gli angoli retti dove si inciampa ad ogni passo.

Mi  piacciono i fuochi accesi, cucinare per quindici persone con quello che c’è in casa.

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La tavola apparecchiata, sparecchiata, bevande, bicchieri pieni, semipieni. Qualcuno porta un torta. Si saluta un nuovo arrivato. Qualcuno parte per girare il mondo in bicicletta.

Mi piace la tribù dei matti da legare. Anche se sorridono tutti, sul palmo delle loro mani ci sono linee spezzate. Un padre che li ha tormentati. Una sorella che li ha censurati. Un lutto, un dolore atroce, un tradimento.

Collezione di perle nere infilati in uno spago che non si spezzerà.

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La mia tribù è fatta da anime spezzate che sanno ricucirsi bene. Sorridono, e ridono forte.