Angeli, stanno arrivando

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Tutto è cominciato con la scelta di un regalo.
– Preferisce l’angelo?

Da quel momento sono venuti, uno ad uno.
Ora si affollano, invisibili, mentre cammino, svolto a destra, a sinistra.
Il titolo di un libro. Di una strada.
Arrivano mentre guardo fuori dal finestrino del treno.
O sto cucinando.

Una mia amica ha trovato l’immagine di un angelo, sotto c’era scritto il mio nome.
Ha provato un brivido.

Loro ridono, sans doute.
Si divertono, mentre faccio congetture. Nascondono le ali.

Vengono perché sono in pericolo, per avvisarmi? È in pericolo qualcuno che conosco?

Preferirei che si fossero annunciati per portarmi ad un livello superiore di comprensione. Un salto di cui ho paura. La scacchiera metafisica è posta al centro della sala, ma non mi decido a muovere l’alfiere.

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Stasera è venuto a sfiorarmi la guancia, invisibile, seppure respiri, è umano.
Ha i capelli lunghi e la luna incisa a fuoco nell’umore.
La malinconia è la sua corda principale: aumenta la sua bellezza, non c’è pace.

La mancanza è un vaso di Pandora. Se non lo apri, ti può esplodere in faccia, sabotare i giorni.
Il sole e la luna: era un’immagine di un libro antico, sottolineava le parole.
Scopri l’enigma. Segnati i luoghi dove sono apparsi i simboli.
Angeli.

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“Incredibili vite nascoste nei libri”, Musicaos: prossime presentazioni

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Martedì 16 ottobre ore 17.30
Biblioteca San Matteo degli Armeni
via Monteripido, 2 – Perugia
dialogherò con la Dott.ssa Rosella De Leonibus
Psicologa e Psicoterapeuta
Leggerà Stelio Alvino, lettore progetto Leggi Per Me della Biblioteca San Matteo degli Armeni

 

Domenica 28 ottobre ore 18.30
Calderara di Reno (Bologna)
I libri nelle case. Cena e reading
A casa di Vania
Letture di Lorena Nanni

 

Sabato 10 novembre ore 15
Libreria Booklet Nonantola (Modena)
in dialogo con Giulia Sacchi  ed Emanuela Vecchi
Via Longarone 7/9
Reading con Angelo Spiga (chitarra) e Giulia Sacchi

 

Giovedì 15 novembre alle ore 18.00
Apertura straordinaria della Libreria Trame in via Goito 3/C a Bologna
in occasione del Festival “LA VIOLENZA ILLUSTRATA
A cura della Libreria Trame e della Casa delle Donne
Presentazione con Deborah Casale, Casa delle Donne per non subire violenza

 

“Diventato invisibile, seduto tutto tranquillo sul tappeto davanti il televisore, poteva sembrare, agli occhi di chi dava le condoglianze, un bambino piccolissimo, incapace di comprendere a fondo i nessi logici fra le frasi sussurrate ai suoi genitori, il significato del commentare mesto sullo spartito della storia della malattia del nonno, con i dettagli clinici e crudeli del caso. Filippo giaceva immobile come una pietra, su quel tappeto, come una bottiglia di vino riempita fino all’orlo da un imbuto che non smetteva di lavorare. Non si muoveva, non piangeva.”
Da “Tre pomeriggi e due sere”, “Incredibili vite nascoste nei libri”, Patrizia Caffiero

Giovedì 22 novembre ore 18
Associazione We4family – sede – Via F.lli Aldo e Bruno Zanetti, 1/A Anzola dell’Emilia
E’ morto il nonno. Come lo comunico al mio bambino?
Lettura da “Tre pomeriggi e due sere”
Dialogo fra Patrizia Caffiero, autrice del libro e la Dott.ssa Giovanna Bruzzi, esperta di letteratura e pedagogia.
Seguirà dibattito

Ascolto le storie. La tela bianca del giorno

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Non so che accada perché quest’anno ha ben tredici lune, per via delle congiunture astrali, ma certe giornate sono tela bianca, ben distesa dentro cornici semplici e grezze. Mi metto al centro della scena, non decido nulla; il regista non si fa vedere, è andato a farsi un bicchierino al bar.
Mentre parcheggio davanti il parrucchiere, una sedia a rotelle schizza come una scheggia. Una bella donna con gli occhi azzurri e capelli grigi volteggia come un cigno nel mezzo della strada. Metto le quattro frecce, e scendo.

La riconosco: mi racconta della sua casa, non le piace cucinare ma creare oggetti.
La badante ha imparato a farsi i fatti suoi, voleva limitarla, si lamentava dello sporco che faceva quando lavorava alle sue cose.
Alcune vertebre sono collassate. Porta il busto. Non può fare tutto quello che faceva prima.
Alla fine viene fuori che non ha mai avuto il coraggio di trasformare il salotto borghese in studio d’arte. Usa il tavolo del salotto. Non è la stessa cosa, le dico.
Pochi riescono a disintegrare i condizionamenti pesanti che implorano: non dare acqua, ti prego, alla pianta del talento! Resta minuscola. Resta viva a metà.

Esco dal parrucchiere, piega, ore di tempo libero, altra acqua che nessuno possiede in quantità esatta. Beviamo le poche gocce di ossigeno, cercando di dimenticare le gabbie in cui stringiamo il corpo, ad altezza vita.

Mentre mi dirigo sbattendo i tacchi delle scarpe nuove in Piazza Enrico Berlinguer (quanto durerà l’intitolazione, mi chiedo, di questi tempi neri) vedo lei.

Settantacinque anni, la parrucca un po’ leziosa a causa della chemio.
Questa donna anticonvenzionale non ha molto tempo davanti a sé, da vivere.
Ma sorride. Sta facendo un pic-nic.
Io adoro i pic-nic, mi dice. Ti faccio compagnia, le dico.
Lei forse immagina che io sappia, io non lo do a vedere.
Lei non ha bisogno di commiserazione, perché è forte.
Ha bisogno solo di qualcuno che ascolti le sue storie, dei suoi campeggi, di quello che ha fatto due anni fa – l’ultimo, le scappa detto – in treno, portando la tenda e le attrezzature pesanti su un carrellino, da sola. Mia figlia mi ha rimproverato.  Infatti, dopo mi è toccato andare dall’ortopedico.
Però, le chiedo, ti è piaciuto? Prima, dico, di andare dall’ortopedico, al ritorno.
Sì, mi è piaciuto. Molto, mi è piaciuto.
Era a mio padre, che piaceva il campeggio, mia madre restava a casa.
Lei è selvatica, eccezionale, ha dovuto convivere per decenni con persone che a malapena la capivano.
Ora è gravemente ammalata, ma si gode, sorridendo un pic-nic.
E sorride.

La pentola, il fuoco, l’acqua


Ho lasciato il fuoco acceso
sopra la mia pentola di razza atavica
e sono andata a dormire.

Il rubinetto ha riempito la vasca
e gocce di sale hanno invaso il pianeta.

Qualcuno le raccoglierà in una boccetta
per riportarmele intere.

Non mi è dato di sapere
quando la salvezza sarà accordata
in quale strada, se sarà di montagna
di pianura, se passerà dal mare.

L’amore gettato dalla finestra
si sparge sui fili del bucato
scende sul selciato, si allontana da me.

Per la maggior parte del tempo, sogno.

Stempero le maledizioni
le trasformo in sassi
che appendo alla scrivania
sotto la foto di Maeve.

Lei sorride, prima della cura.
La giovinezza le sostiene la bocca.
Versò le parole addosso a un passante
prima di scomparire.

Ho dimenticato la luce accesa.
Lembi di sole hanno invaso le strade
aprendo porte e finestre
senza il mio permesso.

Ritorno a dormire
nei sogni corro più veloce.