Le parole di luce, terra e sangue di Carmen Yáñez

La mia recensione sulla raccolta di poesie “Migrazioni” di Carmen Yáñez per la rivista “Zona di disagio”

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Sempre, la biografia di un autore si connette potentemente alla sua scrittura; questo vale di più per Carmen Yáñez, in quanto la sua vita e la sua arte parlano esattamente la stessa lingua.

Carmen è una poetessa, una performer, una cantadora, un’attivista politica; e tutti questi livelli interagiscono continuamente in lei; si rafforzano l’uno con l’altro.

Il motore che la spinge a scrivere e ad agire nel mondo è prestare la sua testimonianza, prendere posizione, rendere giustizia prima di tutto alla memoria dei fatti terribili accaduti in Cile a partire dall’11 settembre 1973 con il golpe di Pinochet, la morte di Allende, le oltre trentamila vittime del regime, i seicentomila torturati. Lei, giovane militante attiva del Partito Rivoluzionario Comunista viene sequestrata dalla DINA, la polizia segreta di Pinochet nel 1975, imprigionata nelle fauci di Villa Grimaldi e seviziata; miracolosamente ne esce viva, passa i successivi anni in clandestinità, finchè…

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