La strada non intrapresa. La morte del padre.

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Bivi, biforcazioni, strade lunghe con curve che nascondono un prato, o terra arsa:
la strada non intrapresa

se il padre non fosse morto per l’amianto di quel tribunale
se la sorella non si fosse ammalata per il dolore,
se la diaspora familiare non fosse avvenuta

nel ventre avrei sofferto di una mancanza di slancio
non mi sarei allenata all’attitudine di saltare fuori
dallo sfascio di ogni certezza
dagli effetti di una tempesta.

Copperman

Mio padre avrebbe, in silenzio,
mantenuto in casa il suo calmo regno
presieduto alla gradualità del compiersi
di ogni processo che ci riguardasse.

La sorella minore avrebbe terminato il corso di laurea, aperto lo studio da psicologa.
Avrebbe avuto due figli con un marito, in una casa ordinaria ma stabile.

L’altra sorella avrebbe insegnato. Forse, Francesco sarebbe nato ugualmente. O forse, no.

Mia madre non avrebbe navigato nella vedovanza precoce, né si sarebbe formata con le letture, confrontandosi per evolversi insieme alla figlia.

ana juan

La strada non intrapresa, mio padre con i capelli invecchiati, il viso segnato ma bello,
a tenere banco a capotavola, la famiglia riunita, i miei cugini vicini come due figli.

Il nostro destino partorito dalla mancanza più grande, dalla morte del re.
Non conosciamo la strada non intrapresa.

Alice non sarebbe mai nata. La fata in realtà si rivela
l’ombra rovesciata del nonno mancante.
Una luce accesa al posto di un’altra
che cadde.

2 pensieri riguardo “La strada non intrapresa. La morte del padre.

  1. Come posso dirti che non potevi scrivere, raccontare, farci vivere emozioni così intense, struggenti come le lacrime che scendono mentre il mio sguardo si posa sul palpito, sulla vibrazione pura, misteriosa, incredibilmente vera, delle tue parole…
    Parole, le tue, suoni magici, musica universale che ci conduce per mano nella vera trama della vita, nell’unicità della nostra esistenza…
    vita sofferta, di un dolore immenso ma senza mai aver smarrito l’autenticità del nostro viaggio, della nostra testimonianza.
    ” Se il padre non fosse morto per l’amianto di quel tribunale
    se la sorella non si fosse ammalata per il dolore
    se la diaspora familiare non fosse avvenuta

    nel ventre non avrei sofferto di una mancanza di slancio
    non mi sarei allenata all’attitudine di saltare fuori dallo sfascio di ogni certezza
    dagli effetti di una tempesta”

    Io posso solo pronunciare lievemente, come un leggero palpito di farfalla, il mio grazie profondo, sincero, emozionato, perché con le tue parole scopriamo l’infinito respiro vitale, “quell’attitudine a saltare fuori dallo sfascio di ogni certezza” e rendere testimonianza dell’unicità della nostra vita, anche nell’infinito dolore.
    un abbraccio forte!
    Adriana

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