Luna calante, il disprezzo, la luce

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Luna calante. Si dimenticano presto le altitudini d’inferno.
Luna del disprezzo. Hai dimenticato di portarti dietro lo specchio.
Vento di finestre nuove: benedici il passato prima di seppellirlo.
Schegge d’afa.
Ti vuole senza bocca. Senza il tiro al bersaglio del parlare dritto, con cui si cresce.

Gli angeli restano con la testa nelle mani: significa che il suggello fra i fratelli è finito.
La luna si butta giù nel fosso.
Non ti conosco da quando non mi hai distinto più fra la folla.
Nell’amore si prende tutto, senza contrattare sul prezzo
è così che germoglia ogni cosa a ogni ora.
Nell’amore l’ombra è il motivo per aver cura di quella forma cara precipitata davanti a te; non accanto.
Mi resta un mistero d’avanzo: com’è possibile odiare la luce?

La mia casa ed io

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Il sole oggi conquista la mia casa, la trasforma in un biplano.
Non trova resistenze. Verde rosso e nero in geometrie arabeggianti
(vecchia coperta della prozia)
Fiori viola sul balcone (abbarbicàti)
Giallino e bianco: margheritine immerse nella latta.

Pasolini in formato cd (audio) recita garbatamente solo per me Le ceneri di Gramsci.
Alzo il volume mentre lavo i piatti, dopo sposto i libri dappertutto, in un ordine le cui coordinate conosco solo io.
Accumulo fotocopie. Tengo puliti passaggi inventati di canne fumarie di un caminetto che non esiste.
Non posso rischiare che si smorzi il fuoco.
Ignoro la bambina.

Perché non scelgo. Vivo nel non volere del tramontato dopoguerra: amando/il mondo che odio- nella sua miseria sprezzante e perso-per un oscuro scandalo della coscienza.

1991. compitavo quel libretto, vecchia edizione Einaudi, a Torre Sant’Andrea in una giornata perfetta come un anello.

A Sant’Andrea accanto a una pizzeria con il porticato coperto di foglie di palma la scogliera traforata si allunga verso il mare.

Le case vecchie dei pescatori hanno porticine chiuse con grossi chiavistelli.
Le spiaggette preparano gradualmente l’immersione nella gran vasca dell’Adriatico.
Gli alberi bassi delle pinete sono Eumenidi, la compensazione di tutto il chiaro della sabbia.

Le foglie dei sambuchi, che sulle rogge/sbucano dai caldi e tondi rami/tra le reti sanguigne, tra le logge/giallognole e ranciate dei friulani/venchi, allineati in spoglie prospettive/contro gli spogli crinali montani/o in dolci curve lungo le festive chine delle prodaie. . .

La mia mamma

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Le generazioni si alternano con passo così lento che, in un mattino di aprile, scopri che tua madre è diventata una donna anziana, di colpo.

Nell’alba di un sonno serale cerchi per casa la sua assenza

‘formichina, formichina, dove sei?’

e non riesci a svegliarti, non prima di averla rivista, in piedi accanto allo scaffale dove riponi le conserve, tonno, riso, pasta, ceci e lenticchie, aurata di luce leggera, sfocata, come se si fosse rivelata a te solo per l’anima di gazzella che ha, in purezza.

Com’è bella tua madre, mi dicono tutti dopo averla incontrata la prima volta, ed è arcano il mistero per cui lei rimane attraente dietro le rughe.

Si supplica la madre di rimanere qui per tutto il tempo possibile, come si chiedeva la mattina prima di andare a scuola, il panino con la nutella.

Non è da tutti avere qualcuno come lei a sorvegliarti l’esistenza anche da lontano. Se si concentra, sa sempre cosa mi accade.

Quando avevo sette anni mi seguiva se mi allontanavo per esplorare le strade accanto al Cesare Battisti senza farsi vedere, per darmi spazio, per farmi provare cosa si sente a camminare da soli.

Infatti ce l’ho fatta, sono qui a curarmi ogni ferita; so uscire dalle trappole; so godere del pranzo che mi preparo con cura.

Finché non mi addormento.
Per sognare la mamma.

Il maudit Jean Genet. Brevi cenni su Querelle de Brest.

Qualche annotazione su “Querelle de Brest” di Jean Genet.
La mia recensione sulla rivista “Zona di disagio”

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“Ogni oggetto del vostro mondo per me ha un senso diverso che per voi. Io riconduco tutto al mio sistema, dove le cose hanno un significato infernale”.  Jean Genet, Il miracolo della rosa

“Voglio aggiungere alcune parole a titolo personale. Come Presidente della Giuria non sono riuscito a convincere i miei colleghi a premiare il film “Querelle” di Rainer Werner Fassbinder. Sono stato il solo a difenderlo. Tuttavia continuo a credere che l’ultima opera di Fassbinder, che lo si voglia o no, che la si deplori o no, avrà un giorno il suo posto nella storia del cinema.”
Marcel Carné, Presidente della Giuria del Festival di Venezia 1982

Chi desideri leggere Querelle di Brest di Jean Genet e creda di aver centrato il bersaglio tornando da una biblioteca con il bottino, il volumetto dal fascino vintage edito nel 1983 dalla Mondadori (dove l’opera è associata a “Pompe funebri”), o dopo averlo…

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