L’urlo

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Non pensi
che ignori la ruga della carta crespa.
Lo spazio fra una lettera e l’altra
diventa la finestra, e lei vede azzurro.
L’effetto della luce che dirige la donna
dritto verso una stanza che vola
illumina un fascio d’ombra.
Da secoli abituata a non chiudere gli occhi
con stupore si accorge di un ghigno atroce
legge la frase sardonica di chi getta le spugne,
batte le mani sul tavolo,
poi la fronte.
S’illude di mandare calore
preghiera può essere solo un pensiero.
Qualcosa si muove, del calice
ed è:
l’odio per la propria empatia
il livido che sale di giorno in giorno.
Il freddo si accumula nella discarica fragile
il volto del mondo si concentra in una questua
che chiede troppo, e ormai
si muore.

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