La casa

La casa passò gli anni da sola
in fondo al viale delle querce.
L’intonaco della facciata
aprì crepe, mostrò le sue mappe geografiche.

La scalinata diventò il nido degli scorpioni.

Quando nevicava, sembrava tornare la dama superba
delle feste di inizio secolo.
Nei giorni di nebbia sentiva battere il vecchio cuore.
Le poltrone di damasco del salone
sembravano splendere nel crepuscolo.

A primavera le ombre tornavano a giocare nel giardino
delle more e degli spini.
Dalla finestra del terzo piano un profilo di donna
guardava il nido degli uccelli azzurri.

Le notti erano il dominio del vento.
Gli scoiattoli trovavano riparo nelle grondaie
gli spiriti smettevano di cantare.

Non temeva la tempesta, la casa era sicura di sé
le sue fondamenta sprofondavano
in sotterranei senza fine.

La luce della mattina era l’inizio, di nuovo
e tutto non smetteva di ricominciare.

Davanti al mare

Rivedrò le scogliere gemelle
sulla linea topazio
affilate come pugnali
o come due sogni uguali nella stessa notte.

Sorpresa da come si vola
con tutto il corpo
praticherò aggiustamenti da astronauta
nel cielo del minotauro.

Non smetterò di ridere, mai
per tutto il tempo
finché avrò lasciato le ossa sulla sabbia
accanto a una medusa.

Continuerò anche nel dopo, quando tutti credono
che la vita si plachi.
Ma non è un lago: è il mare.

Di nuovo ti racconto
del sole di stamattina
dell’ inebriante lotta con l’angelo
che ha smesso di fare il muso:
è sceso in campo, finalmente
lasciando orme sulle dune.

Angelo, ho imparato a usare le ali precarie
dal fondo so risalire alla montagna più alta.

Il ragazzo riccioli d’erba
principe degli opposti
risponde, e stavolta non scherza:

Giochiamo a chi arriva prima
alla vetta del cielo.