Prima del ritorno

Le creature erano là. Erano sedute là

con le braccia alzate

le mani vuote

sulla tavola apparecchiata

l’ago della bussola continuava a girare

fra le parole scorticate

parole mancate, rimasticate

il cielo era una sciarpa chiusa

uno scontro d’astri

un’apertura alare soffocata dal grido

di uno sconosciuto che passava

l’uomo dagli occhi fucile

l’uomo con gli occhi specchio.

Le porte sbattevano tutte insieme

gli strumenti dell’orchestra non andavano a tempo

finché l’aria cambiò

senza preavviso il mondo si rovesciò

sette colombe avvistate prima del temporale

da due bambini arrivati dalla fine del mondo

volarono rapide sotto le arcate del palazzo di pietra

la porta maestra fu spalancata dal guardiano

odore d’assenzio e d’alba

il mondo si rovesciò

la bussola si trasformò nella rosa

ricordami la canzone che ho smesso d’imparare

ricordami dove passa la strada che devo attraversare

per ritornare.

Pasolininutilità – 1-2 novembre 1975-2022

Pasolinaggini, pasolinerie, pasolinutilità, dare fiato alla bocca, cianciare, improvvisarsi opinionisti, rimpiangere scioccamente ciò che non si conosce né si comprende; il qualunquismo italiano di cui parlavi era, rispetto all’oggi, pensiero di spessore, e le sottoculture oggi sono scivolate in un abisso.

L’80 % dei saggisti italiani hanno da sempre amputato la tua figura, sdraiandola sul letto di Procuste, cercando di ritagliare dalla tua grandezza la finestrella rassicurante del romanziere, del saggista, del drammaturgo, del cineasta, del poeta; incapaci di valutare la Forza e l’Unità della tua Opera.

Figurarsi il resto della ciurma che ti rincorre invano, come le frotte di bambini che inseguono urlando Nur ed Din (che disperato cerca Zumurrud).

Così recita l’Incipit de “L’Arcano di Pasolini ” di Jack Hirschman :

“Mi lasciate vivere? No.

Sono continuamente richiamato, risvegliato dalla mia vita

e mi si chiede di eseguire acrobazie per voi nel mondo

della morte che avete creato dalle cose.”

(Nell’immagine Pasolini in “Edipo re”, 1967)