La casa

La casa passò gli anni da sola
in fondo al viale delle querce.
L’intonaco della facciata
aprì crepe, mostrò le sue mappe geografiche.

La scalinata diventò il nido degli scorpioni.

Quando nevicava, sembrava tornare la dama superba
delle feste di inizio secolo.
Nei giorni di nebbia sentiva battere il vecchio cuore.
Le poltrone di damasco del salone
sembravano splendere nel crepuscolo.

A primavera le ombre tornavano a giocare nel giardino
delle more e degli spini.
Dalla finestra del terzo piano un profilo di donna
guardava il nido degli uccelli azzurri.

Le notti erano il dominio del vento.
Gli scoiattoli trovavano riparo nelle grondaie
gli spiriti smettevano di cantare.

Non temeva la tempesta, la casa era sicura di sé
le sue fondamenta sprofondavano
in sotterranei senza fine.

La luce della mattina era l’inizio, di nuovo
e tutto non smetteva di ricominciare.

Davanti al mare

Rivedrò le scogliere gemelle
sulla linea topazio
affilate come pugnali
o come due sogni uguali nella stessa notte.

Sorpresa da come si vola
con tutto il corpo
praticherò aggiustamenti da astronauta
nel cielo del minotauro.

Non smetterò di ridere, mai
per tutto il tempo
finché avrò lasciato le ossa sulla sabbia
accanto a una medusa.

Continuerò anche nel dopo, quando tutti credono
che la vita si plachi.
Ma non è un lago: è il mare.

Di nuovo ti racconto
del sole di stamattina
dell’ inebriante lotta con l’angelo
che ha smesso di fare il muso:
è sceso in campo, finalmente
lasciando orme sulle dune.

Angelo, ho imparato a usare le ali precarie
dal fondo so risalire alla montagna più alta.

Il ragazzo riccioli d’erba
principe degli opposti
risponde, e stavolta non scherza:

Giochiamo a chi arriva prima
alla vetta del cielo.

Radicamento

Fermati: questo momento
è perfetto
la madre respira
il pianeta non pianta in asso la sua corsa
l’aria non sembra tossica
sole e canto d’uccelli dalla finestra aperta.
Fra un’ora, domani, fra uno o trent’anni
le dea guardiana della soglia
avrà il potere di lanciare la sua scure
ma adesso l’istante è rotondo come il pane
è eterno, l’oggi.

La casa della luce

Quando il buio cala, ogni volta che vuoi
puoi ritornare nella dimora del tempo perduto.

Il pensile della cucina
ha sempre quel graffio vicino la maniglia
il cassetto delle posate non si chiude come dovrebbe
la tovaglia sbiadita da troppi lavaggi
è stampata con fragole
e tralci di vite.

Le care ombre
apparecchiano la tavola.

Puoi sederti
e desinare con loro
per riprendere fiato
dall’incuria del mondo.

Ballata

 

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Amos passava la vita a scappare,
mettendo un milione di passi
fra sé e la sua croce.
Nel giardino d’inverno fioriva la siepe.
A nessun animale negava riparo
né a chiunque avesse bisogno del fuoco
dell’accampamento, o del pane.
Ma l’amico sincero gli disse che l’ombra
non si può sotterrare, ha bisogno del sole
altrimenti ti viene a cercare
per portarti nel profondo del mare.
Ma Amos credeva di essere forte
e nel fiume non si volle specchiare.
L’ ombra venne: aveva il viso
del padre.
L’ ombra alla fine lo venne a cercare.

Un sogno

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Senza fine sta cadendo la neve
sulla piana la bianca distesa
si posa, coprendo le tracce
di chi lascia la casa per sempre.
Senza stampelle lei era uscita, nel sogno
per seguire l’amore perduto:
nella casa non fece ritorno.
Ogni volta che uno dei miei
comincia il suo viaggio
la neve, scendendo, cancella le tracce.
Non conviene seguire le impronte dei passi;
chi va altrove
non conviene seguirlo.
Ora lo sai, così quando aprirai la porta
perché sarà arrivato il tuo giorno
non proverai nessuno stupore
vedendo cadere la neve.

Partenze

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Sulla terra

la trama degli addii

si cade, si sale, si svolta

non resta sempre il tempo di un saluto

le anime si legano, si conoscono, si slacciano

nella danza degli incontri sotto un temporale.

Non affezionarti a niente, mantieni il passo

sopporta solo il peso di uno zaino.

In seguito, liberati di ogni soma.

Ti preparerà all’ora dell’enigma svelato

quando neppure le tue ossa sapranno più seguirti.

Partirai in solitaria

sarai andata altrove.

Non ti raggiungeremo.

Forse è l’ultima volta che abbassi

quella maniglia che logorasti al tocco.

Ogni volta davi l’addio alla casa, o a una città, scostavi le lacrime dagli occhi

ricominciavi il cammino.

Partirai in solitaria. Un‘occasione. Un destino.

Ti hanno detto:

“La tempesta, se non ti ucciderà

gonfierà la tua vela

ti raddrizzerà il cammino.”

I desideri esauditi

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L’ inverosimile accadde, a quel tempo.
nel cielo: e chi si scorda la luna
un pazzo mezzogiorno di fuoco con cappello e stivali
ma senza furia né bava alla bocca.
Non c’era traccia d’ armi.
La mia ombra, lui, l’angelo.
Il mio Doppelgänger.
Sconcertati, ascoltammo in silenzio
il frullo delle ali barocche
nel vecchio casale
di divinità alianti che ci univano.
Un rispetto di foglia e di rosa, fra noi.
Era l’amore. Secco. Netto.
Non richiesto.
Uno scudiero regale, il ragazzo;
capelli lunghi e ritorti, alto e sottile
il corpo troppo perfetto. La voce d’attore.
Dovevo essere, per piacergli, com’ero:
senza fingere, fino al morso dell’essenza.
Ringraziai le divinità capricciose
che fossimo impediti da vincoli ottocenteschi
a legare il patto.
Per principio d’onore,
non ci legammo a promesse d’eternità.
Da giugno, andando verso l’inverno
discretamente piansi
con dolcezza monacale, guardando di tanto in tanto
una fotografia.
La sua assenza
non era priva d’amore. Illuminava.
Nel sogno, siamo partiti per il sud:
la piccola casa bianca
i gerani, l’albero dei limoni,
l’isolamento della contemplazione
esterrefatta
l’uno dell’altro.

Un nuovo amore

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Un nuovo amore è puntare sulle tre carte
difesa della propria prigione
pericolo mortale
l’altalena appesa alla foresta
dire di no di no
spegnere la teiera sul fuoco
accenderne un altro.
Misuro lo spazio: sei tu.
Tu misuri lo spazio: sono già entrata.
La stoffa degli abiti è logora
la trama di una vita
armadi separati
letti clandestini.
Nel fiume delle passioni nere
un pesce salta gli ostacoli.
Stop. Luce.
L ‘ attesa.
Quinto elemento.
Non posso desiderare
di uscire dal negozio
della freccia e dell’arco.
Vuoi essere amato?
Vuoi che tutto questo
serva a qualcosa?
La direzione del vento
gioca a nostro favore.
Il delitto è compiuto.
Aiutami a fissare i bersagli
in fondo al viale.
Ama quello che è lento, di noi.
Ama la parte di me di cui
non ti darò mai la chiave.

La solitudine è fuoco

 

il lago delle oche selvatiche

Maledetta la tua fiducia nel mondo
che non vuole decidersi
a farsi miseria.
Un’altra volta
annientata, ritorna.
A cosa serve fiorire,
a Hiroshima
disintegrarti
lentamente rialzarti
per farti crivellare dai colpi?
Quando ritorni allo stato di fiamma
sorriso esclusivo
camicia pulita
ti vede con chiarezza il cecchino.
Non te lo dicono prima
altrimenti
non apriresti le braccia.
Sembravi tu, ma era ieri.
Il manoscritto sul tavolo.
Il caffè nella tazza.
Pienezza.
Dalla finestra, la luce nuova
del giorno.