Il prato azzurro

La casa rimaneva in piedi

attraversando le costellazioni

banchi di nebbia e sabbia

un milione di flotte di gabbiani

incrociò

libellule, api regine, mosche, ragni volanti

fu testimone di ogni fioritura

e degli anni di siccità

sorgeva

i denti digrignati

la medicina delle trappole

si tramandava che nel fiore

della sua altera giovinezza

una banda di meteoriti

avesse spezzato la sostanza dei suoi sogni.

La casa rimase in piedi

vulnerabile

invincibile

con la sua corazza di cristallo

le pose da café chantant

aveva rinforzato le finestre

con legni di antiche navi da battaglia

ospitato un gallo cedrone nel cortile.

Aveva osservato la faccia della luna

con telescopi d’argento

a lume di candela

aveva scritto lettere al futuro

a lungo aveva atteso

sopravvivendo a pugni stretti

la fine delle catastrofi giganti.

Il viaggio di Victor

La statua di Hor

sulla via delle spine giganti

indica la strada verso il cielo

quando la incontrerai, Victor

girerà a vuoto la lancetta della bussola

i sogni si scambieranno i simboli

si travestiranno per confonderti

la stella del tuo desiderio dietro la fronte

significherà un’altra cosa

e ancora un’altra

si prenderanno gioco di te

le piante, i fiori e l’orizzonte di Eston

non ti darà tregua la ferita

che pure si era sigillata, si sveglierà la fiamma

e non vorrà

ridursi alla valenza di un ricordo

rifiuterà di somigliare all’ombrello di carta di riso

all’anello di sabbia

alla tazza sbreccata esposta fra le altre

sul tavolo grezzo dei mercatini siderali

del Popolo dei Monsoni

Victor, è giunto il tempo

la prova della direzione da prendere

davanti al bivio delle cinque dimensioni

sei candidato alla clinica

delle buone intenzioni

ti svestirai di tutto ciò che possiedi

procederai verso gli alberi

all’ombra della tua coscienza silenziosa.

Così l’alba seguente, nel bosco che germoglia

alla velocità superluminale

nel profondo della piana

rinascerai.

Il Pianeta delle Occasioni Perdute

Un’intervista di Giusy Capone che condivido sul mio blog. Una bella opportunità per approfondire i temi centrali della mia raccolta di racconti “Il Pianeta delle Occasioni Perdute”, Musicaos, 2021

// Giusy Capone Blog 🙂

Leggere le sue pagine produce un effetto straniante tale per cui pare di essere uno spettatore della vicenda. Linguaggio e descrizioni deviano, soventemente, dal canone del romanzo di fantascienza e da aspirazioni di divulgazione scientifica. In che misura, invece, il suo romanzo recupera il sense of wonder tipico della fantascienza classica?

La mia raccolta di racconti è stata definita “romanzo diffuso”, credo lei alluda a questo concetto parlando di romanzo. Ogni racconto segue le vicende di uno o più personaggi, ma l’ambientazione generale delle storie è la stessa, con uno sfasamento temporale minimo. In effetti il mio testo potrebbe appartenere al new weird, per un disallineamento con molti dei cliché della fantascienza tradizionale, per i contenuti allegorici di tipo socio-politico e filosofico, ma soprattutto per la presenza di temi misticheggianti e magici. Si collega a un filone diventato, alla fine, ormai “classico” che avvicina il fantasy alla fantascienza. L’esperienza…

View original post 1.627 altre parole

L’isola


Sotto i piedi di Ilve
la terra scompare in un vortice
verso il basso
Viola invece è attaccata dall’interno
si consuma la sua lanterna
il vento scuote la casa piccola
i vasi dei fiori si infrangono sul pavimento
le foto di famiglia si disperdono ai quattro angoli del mondo
chi bussa alle finestre? Nessuno è in grado di volare
così in alto
come stai respirando? Bene
il cuore regge ancora
i polmoni sono opere d’arte
chi sono quelle ombre che si allontanano?
È arrivata la squadra dei soccorsi
oggi ti occuperai delle erbacce
del tuo giardino
il faro sulle rocce dell’isola bianca
non finisce di portare in salvo
i naviganti.

Il presente

La casa davanti al mare brucia
nel cortile quando la madre era giovane
spazzava via le sventure le foglie secche


la donna si presenta sulla soglia
nell’ovale una donna più anziana
di un’altra età
di un altro cielo


dice la bambina
eravamo unite prima di tutto
ascoltate la sentenza
sono venuta per farvi ricordare
eravamo un’ anima sola prima della caduta
canto per voi
sono qui per voi
è un amore grande il nostro, più del corpo, maggiore della foresta
di ogni vostra intenzione
delle previsioni fatte al risveglio
nel deserto della logica.


Ho lasciato la bisaccia sulla strada
la tigre della risacca ha preso tutto
passo dopo passo sulla sabbia
nell’oceano si disperde la mia sete.

Canto del “non faccio gruppo”

Non sono leader né gregaria, sono troppo razionale per gruppi new age a oltranza, e troppo mistica per adunate di persone senza fede né coda, troppo irascibile per le comitive di sepolcri imbiancati e troppo dolce di cuore per le band di assassini, troppo colta per chi non ha voluto studiare e troppo ignorante per gli accademici impaludati e paludosi in toghe di saggezza, troppo piccolo borghese per una congrega di punkabbestia e troppo poco fashion per i fighetti infiorettati sono cane sciolto, anarchica come il mio famoso avo, non faccio gruppo più di “dove due o tre” come disse il Vangelo, non amo i camerati e le camerate, datemi un piccolo bunker con finestra sui campi dove si stia in pace e non riempitemi di luoghi comuni e di anche una singola parola che non derivi da un vostro pensiero, sono allo stato brado, e come disse lui
Je so’ pazzo, je so’ pazzo
nun ce scassate ‘o cazzo!

La casa di luce

Quando il buio cala, ogni volta che vuoi

puoi ritornare nella dimora del tempo perduto.

Il pensile della cucina

ha sempre quel graffio vicino la maniglia

il cassetto delle posate non si chiude come dovrebbe

la tovaglia sbiadita da troppi lavaggi

è stampata con fragole

e tralci di vite.

Le care ombre

apparecchiano la tavola.

Puoi sederti

e desinare con loro

per riprendere fiato

dall’incuria del mondo.

Arcano

Non ha modo di parlare il pensiero
per dire cosa accade quando la rosa cade
non ha modo il labirinto per raccontare
la rosa quando sale e si trasforma
di grado in grado.


Se si sofferma sulla forma
se rimane incastrato nell’apparenza.


Non ha discernimento il saggio se non chiude il libro
quando scende la neve, molto prima di recitare la preghiera.


Può rivelarsi dietro mille forme
presentarsi davanti al fuoco, nella scintilla
o davanti la distesa dell’oceano
nella luce discreta dell’opale.


Lo vedrai sul tappeto delle stelle, sotto i tuoi piedi
non avrà parole, non resterà per iscritto
non sarà sprovvisto di sagacia
non mancherà di sapienza.

Oro


Il bambino si sente al sicuro
ora si sente al sicuro
nella sua antica tana, sotto le foglie
quando nessuno lo vede.

La città è lontana, mostra soltanto
una linea allegra di comignoli all’orizzonte
è finito il frastuono di tamburi e d’ossa;
sta crescendo il bosco, verde e giallo
si sta alzando in fretta, con un suono di fiamma.

Si solleva in piedi, batte i piedi sulla terra rossa
dice
con una risatina, girando su sé stesso:
“Ora posso liberare le ali “

Sono formidabili ali grigie e bianche
spruzzate d’argento e polvere di conchiglie
il bambino si specchia in una pozza d’acqua
“Ora sono io ora sono proprio io
tutto rimesso a nuovo”.

Si addormenta il ragazzo alla fine del giorno
la sua coperta è la foresta
tutti gli animali sorvegliano
il suo santo sonno
i pianeti girano sulla testa benedetta
le stelle lo contemplano
irradiando pace, cantando inni d’incenso.

Decidere di dare

Quest’albero non ti ha donato la sua foglia
verde brillante, la tua preferita
l’ha tenuta per sé
la neve non ti ha portato il mantello
che pretendevi
l’ha tenuto per sé, gelando misteriosa e altera

nella tua immaginazione il mondo è superbo
nella tua mente c’ è il solito teatrino dei vinti
e dei vittoriosi
che in verità, non esiste

stai pestando la terra alla ricerca di doni
da mille anni e più
nella tua sacca non c’è nulla da dare

l’albero tace, la neve non ti vuole, la spada di cristallo taglia il filo
della ruota del tempo
quando deciderai di donare?
Quando raccoglierai il grano per riempire la sacca?

Ci sono figli che aspettano il cibo
fratelli che si affollano sulla frontiera.
Ti stanno aspettando: non è tardi.