Le mani massacrate di Victor Jara

Nell’anniversario del golpe di Pinochet ripubblico il mio “ricordo” di Victor Jara

prima della pioggia

victor-jara.jpg

Quando trascinarono Victor Jara allo stadio di Santiago del Cile l’11 settembre del 1973, per alcuni uomini non vestiti di colori chiari, in quel paese, fu un giorno di gioia.

Il nome di Victor era iscritto nelle liste degli sgraditi da molto tempo, ai primi posti sui quaderni della muerte di Pinochet e fra l’11 e il 16 settembre il celebre poeta (cantante, autore teatrale) visse la sua agonia.

La sua storia è stata tramandata anche da molti gruppi musicali, fra cui gli Inti Illimani; c’e’ un bel libro di Claudio Fava, La notte in cui Victor non canto’, della Baldini e Castoldi; la moglie di Victor, Joan, ha recentemente scritto un libro con prefazione di Sepulveda, caro amico di Victor.

“Non riuscivo a tornare a fare la vita da signora inglese- dichiara la donna- sono tornata in Cile”

La madre di Victor, donna sola, con pochi mezzi ma…

View original post 541 altre parole

Annunci

Anna Moï, delicata, intelligente, poliglotta: un “écrivain monde”

Lavorando in una biblioteca, a volte ho la fortuna di inciampare, in un promettente giorno d’estate, in un libretto incantevole come questo.
Un’opera da scoprire, un’autrice da leggere, Anna Moï, il cui stile vi delizierà. Un libro che apre la mente.
Stamattina trovate le mie annotazioni su “L’eco delle risaie” su “Zona di disagio”

L'eco delle risaie

L’eco delle risaie è un libro di 124 pagine scritto da Anna Moï.

Il nome autentico dell’autrice è Tran Thiên-Nga, che significa “Cigno celeste”.

Il volumetto è frammentato in micronarrazioni delicate come petali di fiore, e pregnanti come terra rossa.

La terra rossa del Vietnam, oggetto di reiterata nostalgia da parte della scrittrice durante l’esilio a Parigi, che raggiunse a diciassette anni, in fuga dalla guerra.

Tornata a Ho Chi Minh City nel 1993, è stata invitata da una rivista locale francofona a scrivere articoli sulla cultura vietnamita; successivamente li ha raccolti, pubblicandoli nel 2001 per Editions De L’Aube.

Uno degli elementi d’interesse del lavoro di Anna Moï è dovuto alla sua particolare situazione di cittadina del mondo. Radicata, anzi, innamorata del suo Vietnam, allo stesso tempo è una viaggiatrice, che si muove fra Parigi, Bankgok, Pechino, Roma e altre città; e attualemte, per metà dell’ anno, abita ancora a…

View original post 1.404 altre parole

Non dimenticare chi eri domani

giphy (4)

Oggi le mie diverse identità sono in equilibrio.
Una tavolozza sporcata di colori contrastanti che è piacevole guardare.
Un gruppo di amici che si conosce da poco, ma che va molto d’accordo.
Una fila di bicchieri che tintinnano con grazia.

Oggi tutte le mie diverse personalità sono in armonia.
Una di loro, quella che le altre chiamano “l’abbastanza saggia” non ha potuto fare a meno d’invitarmi a sedere,
offrendomi un calice di bianco.
Mi ha fatto promettere, mano sul cuore, di non perdermi più
nel rumore di fondo, nelle sottigliezze del nulla.

Ha concluso tutti i suoi discorsetti con la frase:
– “Il diavolo è soltanto, alla fine. perdersi nel labirinto di azioni senza importanza”.
Io le ho creduto, e ho cominciato ad eseguire le sue indicazioni alla lettera.
Io le ho creduto, e ho deciso di non perdere da quel momento
neppure un battito.

 

Il maudit Jean Genet. Brevi cenni su Querelle de Brest.

Qualche annotazione su “Querelle de Brest” di Jean Genet.
La mia recensione sulla rivista “Zona di disagio”

gq

“Ogni oggetto del vostro mondo per me ha un senso diverso che per voi. Io riconduco tutto al mio sistema, dove le cose hanno un significato infernale”.  Jean Genet, Il miracolo della rosa

“Voglio aggiungere alcune parole a titolo personale. Come Presidente della Giuria non sono riuscito a convincere i miei colleghi a premiare il film “Querelle” di Rainer Werner Fassbinder. Sono stato il solo a difenderlo. Tuttavia continuo a credere che l’ultima opera di Fassbinder, che lo si voglia o no, che la si deplori o no, avrà un giorno il suo posto nella storia del cinema.”
Marcel Carné, Presidente della Giuria del Festival di Venezia 1982

Chi desideri leggere Querelle di Brest di Jean Genet e creda di aver centrato il bersaglio tornando da una biblioteca con il bottino, il volumetto dal fascino vintage edito nel 1983 dalla Mondadori (dove l’opera è associata a “Pompe funebri”), o dopo averlo…

View original post 1.472 altre parole

“Tra demonio e santità” di Alberto Fortis: un capolavoro neppure sfiorato dal tempo

Una mia recensione su un album straordinario di Alberto Fortis “Fra demonio e santità”,
Sulla rivista letteraria “Zona di disagio” di Nicola Vacca.

af

Lecce, 1979. Frequentavo il Quinto Ennio, scuole medie, ambiente culturale poco stimolante per una ragazzina di 10 anni già desiderosa di formazione costante; ma bilanciato dalla fortuna di avere Ilaria Corsi come compagna di classe. Non so dove viva e cosa faccia adesso, ma la ringrazio ancora perché mi introdusse, nei pomeriggi invernali dopo la scuola, al primo album di Alberto Fortis facendomi ascoltare i suoi vinili dal giradischi di casa sua; si chiamava come lui, “Alberto Fortis”, ed era sardonico, irreverente, lirico al tempo stesso: La sedia di lillà, Milano e Vincenzo, Nuda e senzaseno, Vi odio a voi Romani

La mia passione per lui cominciò a bruciare; l’anno dopo, ecco l’epifania del secondo, il concept album Tra demonio e santità. Comprai due album, per il timore di rovinarne uno, perché ascoltavo i brani in continuazione.

Oltre ai testi e alla musica, persino il progetto grafico…

View original post 1.571 altre parole

“La prima colazione”, di Marco Pappalardo, un cortometraggio ispirato a un racconto di Patrizia Caffiero

“La prima colazione”
un cortometraggio di Marco Pappalardo liberamente ispirato a un racconto di Patrizia Caffiero

Il racconto “Prima colazione”, di Patrizia Caffiero, pubblicato nella raccolta “Incredibili vite nascoste nei libri”, edita da Musicaos Editore, ha ispirato un cortometraggio, scritto e realizzato da Marco Pappalardo.

Il regista Marco Pappalardo vive e lavora a Bologna dal 2000, è laureato in scienze del servizio sociale e lavora come assistente sociale. Dal 2016 crea, in collaborazione con la Biblioteca di Minerbio, il progetto de “I Videatori”, dove offre la possibilità a ragazze e ragazzi di imparare e sperimentarsi con il video, ritenuto uno strumento utile per proporre tematiche sociali ai più giovani in modo divertente. Un booktrailer realizzato con “I Videatori” si è classificato quarto, al Festival Mare di Libri di Rimini. Sul canale Youtube de “I Videatori” si possono visionare i vari cortometraggi e video realizzati in questi anni.

Il cortometraggio ‘La prima colazione’ è frutto di una sinergia con l’autrice del racconto Patrizia Caffiero e gli altri componenti dello staff (con la collaborazione di Erica Cameran, Marco Borio, Barbara Lanzoni) conosciuti presso il laboratorio teatrale condotto da Francesco Simonetta dei Cantieri Meticci di Bologna.

Gli interpreti del corto sono la stessa autrice, Patrizia Caffiero, con Ma Rea, Elia Quimey Bonafè e Carlotta Borio. Il racconto “Prima colazione” è incentrato sulla storia familiare di un bambino di nome Vince. Il piccolo ama suo padre ed è innamorato della sua bellissima mamma. Come ogni bambino della terra, vorrebbe che lei fosse felice. L’autrice, che nel racconto riesce a descrivere momenti familiari, anche difficili, ha incontrato la sensibilità del regista, che ha riletto la scrittura di Patrizia Caffiero realizzando la sceneggiatura originale de “La prima colazione”.

“La prima colazione”,

sceneggiatura: Marco Pappalardo
regia: Marco Pappalardo
interpreti: Patrizia Caffiero, Ma Rea, Elia Quimey Bonafè, Carlotta Borio
musiche: Jamendo.com
Parkside, Lucid Dreamer
Get Jazz – Geoff Harvey, Dark Mater

si ringraziano per la collaborazione: Erica Cameran, Marco Borio, Barbara Lanzoni

“L’invenzione della solitudine” di Paul Auster: l’assenza del padre

Stamattina “Zona di disagio” ospita una mia recensione su Paul Auster e sul suo romanzo “L’ invenzione della solitudine”.
Scrivere recensioni mi piace QUASI come scrivere racconti. Soprattutto scriverle per la rivista “Zona di disagio” di Nicola Vacca, che ospita pensieri, riflessioni, collaborazioni “necessarie”. Chi scrive per queste pagine è appassionato di poesia, di Bellezza in modo disinteressato. Non è poco.
Oggi è uscita la mia recensione al libro di Paul Auster che preferisco: un pozzo nel deserto, una luce accesa nella penombra, la voce di un poeta che scrive per la prima volta un romanzo, e ci parla sommessamente di sé, della morte, dell’amore, del perdersi, del caso. Una summa dell’esistenza in poche pagine.

Leggete questo libro, e questa rivista

6234119_367148

Nessun romanzo scritto da Paul Auster dopo “L’invenzione della solitudine” mi ha fatto innamorare dello scrittore come questo libretto, cominciato in modo dirompente dopo la morte del padre (1979); la sua prima prova di prosa, che pubblica nell’82.

La partitura de “L’invenzione della solitudine” è unica: la prima parte, “Ritratto di un uomo invisibile”, è raccontata in prima persona; la seconda parte, il “Libro della memoria” è scritta in terza persona. Il libro viaggia fra generi diversi: interrompono il ritmo della narrazione citazioni letterarie, brani cronachistici tratti da giornali, frammenti di diario, saggi.

Nel periodo in cui lavora al testo, Auster si occupa, fra altri, di Blanchot, che aveva introdotto il concetto di “scomparsa” intesa come funzione essenziale nell’organizzazione e nella costruzione della scrittura; infatti, questo libro nasce dalla necessità di far fronte proprio ad un’assenza: quella del padre.

Il lutto improvviso è pretesto narrativo per tentare di ricostruire la…

View original post 1.275 altre parole

I molti libri dentro “La bambina dei salti” di Edgar Borges

Una mia recensione al bellissimo libro “La bambina dei salti” edito da Musicaos di Edgar Borges

49938019_1017321405133796_6350384454539673600_n

La bambina dei salti, “La niña del salto“, di Edgar Borges, scrittore di origine venezualana che dal 2007 vive in Spagna, è un libro e al tempo stesso molti libri. L’autore permette al lettore di scegliere il percorso da seguire, i corridoi della storia dove orientarsi.

La narrazione si svolge a Santolaya, il nome asturiano di Santa Eulalia, una piccola città con il suo municipio, la piazza la chiesa, il bar, un negozio di sartoria; l’archetipo di ogni possibile villaggio; un luogo che potrebbe appartenere a qualsiasi parte del pianeta, e che è attraversato e segnato in lungo, in largo, nel suo perimetro dai passi riluttanti o sognanti di Antonia, da quelli arroganti di Dicxon, da quelli anarchici, spiazzanti dei simulatori degli scrittori, dei divulgatori di poesia.

Il lettore può decidere di decifrare, o di godersi semplicemente i versi dei poeti, le citazioni tratte da romanzi, i riferimenti…

View original post 1.172 altre parole

Le parole di luce, terra e sangue di Carmen Yáñez

La mia recensione sulla raccolta di poesie “Migrazioni” di Carmen Yáñez per la rivista “Zona di disagio”

8414310_3055157

Sempre, la biografia di un autore si connette potentemente alla sua scrittura; questo vale di più per Carmen Yáñez, in quanto la sua vita e la sua arte parlano esattamente la stessa lingua.

Carmen è una poetessa, una performer, una cantadora, un’attivista politica; e tutti questi livelli interagiscono continuamente in lei; si rafforzano l’uno con l’altro.

Il motore che la spinge a scrivere e ad agire nel mondo è prestare la sua testimonianza, prendere posizione, rendere giustizia prima di tutto alla memoria dei fatti terribili accaduti in Cile a partire dall’11 settembre 1973 con il golpe di Pinochet, la morte di Allende, le oltre trentamila vittime del regime, i seicentomila torturati. Lei, giovane militante attiva del Partito Rivoluzionario Comunista viene sequestrata dalla DINA, la polizia segreta di Pinochet nel 1975, imprigionata nelle fauci di Villa Grimaldi e seviziata; miracolosamente ne esce viva, passa i successivi anni in clandestinità, finchè…

View original post 1.972 altre parole