Jung, anima e animus, segreti

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Jung ha già scritto e pensato quasi tutto.

I suoi epigoni non sono stati e non sono alla sua altezza, e brancolano nel buio illuminato da scintille, il mare notturno degli spunti folgoranti che dette Carl Gustav senza riuscire a raggiungere (come accade in certi incubi, del resto) quell’uomo robusto, magnetico, che studiò i simboli delle discipline praticate dai suoi pazienti per pescare a fondo nella lingua dei loro sogni, o che entrò in intimità con loro fino a innamorarsene senza temere la bufera del transfert e del controtransfert, cercando al contrario l’empatia, la frequentazione personale per guarirli.

E li guariva! La conciliazione degli opposti, era questa la nave su cui Jung ha viaggiato perennemente, non senza difficoltà – i dubbi e le forti emozioni che provò lo scuotevano spesso, come il vento scuote una grande e possente quercia.

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Lui fu proprio una quercia, le radici sprofondate nel mito degli antenati e degli eroi, le braccia e le dita allungate fino a mescolarsi all’universo.

Era luce e si mischiò alla luce, alla fine.

Anima e animus. Sembrano oggi concetti banali, schematici. Se l’uomo non riconosce la figura femminile dentro sè, la fanciulla dai lunghi capelli e dalla veste bianca che vaga sola e bellissima nelle prigioni dell’inconscio, deve integrarla con una donna che ha caratteristiche fisiche e psicologiche somiglianti. Se questo accade non consapevolmente, che tipo di relazione avrà con questa donna, che nella realtà non esiste? Così accade alla donna, se non riconosce la presenza maschile in sè e nel sè.

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Sonia, l’altro giorno, mi chiedeva perchè certi scrittori, a volte, scrivono romanzi le cui le figure femminili non suonano credibili; sono piatte, poco definite.

Quell’uomo che scrive non ha lavorato abbastanza sulla sua anima.

Lui – a volte senza saperlo, ci sta raccontando il suo segreto, e descrivendo la sua anima interna, nascosta, che non gli permette di entrare in contatto profondamente con un femminile esterno, diverso e “altro” da sè.

 

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I morti prima e le maschere

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Non ricordo quando fu la prima volta che appresi che la data effettiva di morte di parecchi è anteriore al decesso del corpo.
Atterrita e ancora lo sono- mi segnai al mignolo della mano sinistra un nastro rosso per non cessare di ricordare di respirare.

Quel giorno mi sarò guardata intorno, come se lo sparo dei pensieri si fosse sentito fuori dalle tempie.
Invece la gente continuava il suo corso come lancette di un orologio.

Su alcune lapidi andrebbe inciso: morto nel 1989, ma perito di soppiatto vent’anni prima. Trapassato nel 2000 già inavvertitamente spento.

Tolstoj a ottant’anni fuggì dalla moglie per addormentarsi stanco, alla fine del giorno, in una stazione oscura di provincia.

Dicono che conti solo l’ultimo istante, come ti trova..

Non ne parlano in molti, dei defunti sepolti sotto le giacche, sotto i tailleur, dentro la tuta da lavoro o sotto uno stantio sorriso provato molte volte in scena. Non varrebbe mai la pena. Le prove continuano ogni giorno per i teatranti , anche dopo che la pièce è finita, dimenticata,i vestiti impolverati o cementati in cellophane per un museo che aprirà fra cinquant’anni.

Chi è vivo pronuncia ogni parola ricordando cosa significa.

Mettere la pianta dei piedi sulla polvere, rischiando di restare da soli, però non-morti, come la donna in codice 46 che nessuno spettatore compiange, nella sua disperazione: sa che nel deserto, esiste qualcosa sottopelle.

Girotti lo intuisce, quando si strappa i vestiti e calpesta le dune aride di Pasolini.

Lui, nel momento di morire, morì ancora ben vivo.

E se scrosti il gesso dalla faccia, troverai un altro calco? E la pelle, se si scolla mostra il vuoto?
Sotto la voce del regista, la tua stessa voce camuffa un altro coro di voci.
Io non ci credo.
Da che punto di vista stai partendo? Quali le coordinate della mappa del punto del sentiero, nella foresta salgariana da dove scivolò via la luna dalla mascella, e non se ne accorse un tuo compagno di viaggio, o forse ancora prima tua madre?
Quando accadde?

Scivolando via da te l’essenza di vita ciak, azione, non fa il minimo rumore, però a metter la questione sul tavolo del laboratorio, saprai che fa perdere 30 grammi al tuo peso corporeo.
Come se fosse l’anima che se ne va.
O il peso di qualche lacrima.

centrozonarelli.wordpress.com/

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