Alberto Fortis, ti amavo e mi tradisti

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1979. La sedia di lillà è la storia di un suicida che invita l’amico a vivere ogni momento con amore. La sua ombra batte ritmicamente sul muro di una villa, mentre la voce in falsetto di Fortis determina lo stile unico del 45 giri “le sue rughe di cemento lo solcavano di rosso prontamente diluito da una goccia molto chiara”.
Rimettevo la puntina più volte, dieci anni, seduta in penombra ad ascoltare, soggiorno di casa, sotto lo sguardo preoccupato di mio padre.

Però papà mi accompagnò al concerto, 1982, Teatro Massimo, Alberto con i pantaloni bianchi e il tamburello, la voce. Il duomo di notte è un gioiello “Piroette di sabbia e le guglie del Duomo differenza tra pietra e le voglie di un uomo che ha per vita una gabbia liberata dal sesso, gonfia di verita` .

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Vi odio a voi romani determinò l’ostracismo di Fortis che amava solo un certo milanese e parlava dei romani così: “Siete falsi come Giuda, e dirvi Giuda e’ un complimento, e vivete ancora adesso avanti Cristo, e trattate gli altri come i vostri nonni coi cristiani, io vi odio a tutti quanti voi romani. Naturalmente Roma gli proibì di dare concerti e i pezzi furono esclusi dal circuito radio televisivo ufficiale.

Tra demoni e santità è un concept album. Lo acquistai in duplice copia per non consumarlo. Testi criptici, mentre un autore tra follia, lucidità e un allegria sardonica si interroga sul Bene e sul Male.

Lo adottai come mio testo scolastico segreto, e dopo più di vent’anni lo adopero ancora. Non ci si stanca di parole afferrate a simboli, labirinti.  La grande grotta, lp successivo era già un dilemma un po’ arreso, ostrica un po’ coriacea e stolida che racchiudeva però una perla senza prezzo: Settembre.

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Quello che Fortis ha scritto dopo non mi ha mai interessato, acqua che scivola senza incontrarmi. Da allora mi chiedo perché cambiò così la sua ispirazione, e si risolse in cascatelle senza molto valore.