La biblioteca dei bambini

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In questi giorni con i risvolti spiegazzati, disordinati, impegnati fino all’altezza del cuore, i bambini nella biblioteca spadroneggiano.

Dalla porta a vetri, entrando a passetti indecisi, o distratti, o imperiosi come cavalieri di Malta loro trovano ogni giorno alle due postazioni di fronte due gatti di Alice, con il sorriso e tutto.

Mentre vado a cercare Il cavaliere inesistente nella sezione piccoli, di fronte all’archivio incrocio due ragazzini indiani, pensosissimi, che cercano il libro preferito nelle edizioni Salani.

Uno è mezzo inginocchiato, con le braccia distese davanti a sè come un monaco in preghiera.

Sfilo fra i volumi finiti nell’angolo più polveroso e buio della sala di libri per ragazzi un Incompreso, stessa taglia e stessa copia di quello letto settantavoltesette da bambina.

Provo a immaginare cosa faceva scoppiare dietro la mia fronte il disegno in copertina del bambino rifiutato dall’amore del padre.

I genitori credono di acquistare per i figli libri inoffensivi ma nel nido delle pagine alloggiano ammonimenti severi, e le indicazioni per il destino profetico di ragazze con la coda, che imparano la vita prima di percorrerla, con la schiena curva sulle copertine rigide.

Chiara, di undici anni, è una lettrice autentica e clandestina, con grandi passioni.

Le chiedo ad un tratto quale sia il libro che preferisce fra tutti, e lei mi indica esitante e franca Matilde di Dahl.

Naturale, io ritengo, che si sia specchiata dentro gli occhi incandescenti di M.

Mentre parla non trattiene un guizzo nella bocca.

Forse, si rende conto di essere stata avvistata e riconosciuta da una Sorella.

Una notte in biblioteca ad Anzola. Trenta bambini ascoltano le storie di Sergio Guastini

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“Un circolo senza fine, dove una storia ne racchiude un’altra e un’altra ancora, e dove gli ascoltatori della prima non sono che i protagonisti di una seconda che li racchiude tutti alludendo forse anche al ruolo dei lettori.”
(Franco Manni, “Introduzione a Tolkien”)

“Il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose che destano meraviglia.”
(Aristotele, “Metafisica”)

Erano dieci anni che Ulisse assediava Troia con gli altri achei; la città, però, resisteva oltre ogni limite.
Ulisse era preoccupato, perché i suoi guerrieri si erano stancati di aspettare.
Per sua buona sorte Ulisse possedeva nella stiva della sua nave da guerra una biblioteca.

In un pomeriggio silenzioso, quando tutti dormivano, cercò con cura il libro che gli desse una soluzione e alla fine scoprì l’idea che gli occorreva sfogliando un libro di mitologia greca con le figure.

In una delle illustrazioni Ulisse vide un grande cavallo di legno.
Non per niente, il suo appellativo è stato e sarà in eterno: Ulisse l’astuto.
Se lo fu, lo fu per merito dei libri.

Sergio Guastini, mentre racconta la sua storia su Ulisse attraversa gli spazi vuoti lasciati da trenta sacchi a pelo sparsi per la stanza; corre, saltella nello spazio come un folletto rispettando i canoni di quello che ogni cantastorie (o poeta, o filosofo) conosce a memoria per non stancare il suo pubblico:

provocare continuo stupore
variare senza fine gli argomenti
portare esempi pratici della parole mostrando le pagine dei libri, oggetti evocativi, e altro ancora.

Ulisse legge l’Odissea che narra la sua storia e trova la soluzione per entrare nella città inviolata: tautologia che è metafora della matrice delle storie di tutti i tempi e di tutti i luoghi, che alla fine
(o all’inizio?)
diventano una storia unica, un ipertesto che si estende, si ramifica in ogni direzione senza limiti.

Chiunque può continuare una storia, immaginare una storia precedente o successiva di qualunque personaggio

(lo spin-off delle serie tv di oggi).

Ne La storia infinita di Michael Ende il mondo che sta per disintegrarsi si ricrea quando la storia più antica si ricongiunge con il seme della storia più fresca: l’ultimissima narrazione inventata da un bambino.

Stephen King in On writing scrive che tutte le storie esistenti si possono ricondurre, alla fine, a soltanto cinque o sei trame principali.

Sergio Guastini, Esperto in Storie e Libri Fatati, è stato nella fantasmagorica biblioteca di Anzola venerdì 14 novembre incatenando l’attenzione di 30 bambini e bambine dagli 8 agli 11 anni a delle storie dalle 21.00 all’1.20 di notte.

Ha srotolato il libro più lungo del mondo sul pavimento.

Ha scatenato velieri, mummie, draghi aprendo libri pop-up della sua collezione.

Ha mostrato un dizionario swahili-italiano con illustrazioni

se ci sono i disegni è più facile!!!!!

Ha portato un libro fatto con la cacca degli elefanti.

Ha cantato una canzone.

Ha recitato filastrocche di Bruno Tognolini.

Ha dimostrato con libri, libriccini, libricciuoli e libroni la tesi su cui si fonda il suo lavoro che è un lavoro, certamente: ma è prima di tutto una missione:


Nei libri c’è tutto
I libri salvano la vita
Chi frequenta i libri è fortunato

Sergio Guastini naviga fra i libri con disinvoltura, li conosce a fondo, li ha letti, riletti, usati e consumati per decenni; li porta in tutto il mondo dentro affascinanti scatole di latta e consunte, li usa come pare a lui, perché crede nello statuto della massima libertà dell’immaginazione, che sarebbe bello e giusto governasse i mondi.

Il Maestro usa il noto libro per bambini E un punto rosso come portale per stimolare la fantasia dei giovani lettori che alla sua domanda
che cosa vi ricordano queste figure in rilievo?
hanno risposto:
nuvole
barche che girano
serpenti
pianeti
girini
piste di pattinaggio
stelle nel cielo
bolle
onde intrecciate
molle

Nella tarda ora i bambini sono stati invitati ad appoggiare il palmo della mano sulla torcia elettrica (che era stata inclusa nel vademecum da portare con sè, insieme a sacco a pelo, cuscino e un libro preferito), ad accenderla, poi a dirigere tutti insieme le luci sul soffitto per combattere la guerra spaziale.

L’ultima storia è stata la lettura completa de Gli Sporcelli di Roald Dahl.

Molti dei ragazzini sono rimasti svegli fino alla fine del racconto, per sprofondare nel sonno come si deve: e cioè seguendo la bussola di una storia.

Alla fine di questa notte straordinaria, nella stanza riempita dai sacchi a pelo e dai sogni dei bambini, dalle tende aperte della biblioteca è arrivato il chiarore del primo sole.

Un bambino con il caschetto biondo ha sussurrato a noi adulti:
Maestra, guarda, l’alba: è bellissimo!

Noi adulti (come diceva Saint-Exupéry) non pensiamo quasi mai davvero alle cose importanti, o ci pensiamo; ma non troppo spesso.

Noi adulti non avevamo immaginato che molti di questi ragazzini, un’alba non l’avevano ancora mai vista nascere.

Foto di Liana Pozzi, Andrea Bergamaschi, Maria Teresa Cizza.
Grazie a Liana Pozzi per il suo aiuto.
Magica colazione di bambini e genitori offerta dal Centro sociale ricreativo culturale Ca’ Rossa

Il viaggiatore e il villaggio

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Che differenza c’è fra un cittadino del villaggio che si mette in viaggio, e il villaggio che resta aggrappato alla sua polvere, alle sue abitudini, al cimitero, alla chiesa, al fienile e alla piazza?

Il Viaggiatore si sposta continuamente ed elude quindi l’agguato dei predatori; schiva muovendosi rapidamente la caduta della grandine e il rombo dell’uragano.

Il villaggio, invece, impiega tutte le risorse che ha per disegnare un contatto continuo fra abitante e abitante.

Costruisce case di lamiera, di mattone, di cemento per ancorare le anime iscritte all’anagrafe delle proprie ossessioni, ai propri desideri, alle loro manie. Ogni spazio della città è una strategia contro la solitudine. Lo dicono i mucchi ordinati delle mele sul banco del mercato. Lo dice l’incollatura perfetta fra marciapiede e selciato. Lo dice lo scambiarsi frettoloso di posto sul basolato della piazza dei passi.

nebbia

Il villaggio è perduto dietro la sua eterna richiesta di stabilità. Rischia il massimo che si può rischiare. E’ finito ormai il tempo degli assedi, si è disfatto delle sue mura e ora si confina dietro mura invisibili.
È un bersaglio fermo e arreso davanti ai proiettili. Si espone al vento, perdendo comignoli. Si mostra alla pioggia ingoiando sassi e inondazioni, mentre il cittadino impigrito dalla mancanza di avventura si accorge tardi del pericolo, e l’acqua fangosa lo trova ostaggio del suo letto, della sua automobile.

Il villaggio incentiva i legami familiari. I cittadini si accoppiano e generano prole, aggiungendo peso alle tonnellate che insistono sulle fondamenta delle città.

Il villaggio diventa un edificio di piombo, una piramide di uomini; irrigidendo la sua forma è costretto a irrigidire le consuetudini, le virtù morali: i detti diventano proverbi; l’improvvisazione in versi, una poesia sempre uguale a se stessa che si tramanda per generazioni di bambini.

lettere

Tutto comincia ad assomigliare al mattone. E così il cittadino dietro la finestra si rade cantando la mattina, ma non ricorda più che occorre desiderare di vedere il mare, come se al marinaio che abita l’oceano da tempo non capitasse più di avere nostalgia delle sue bevute al porto.

Il Viaggiatore sopporta delle avversità. Potrà ferirsi e non essere soccorso in tempo, al crocicchio di una strada sconosciuta. Non sempre mangerà bene, a sufficienza. Dovrà fare capo a se stesso, e amarsi molto.
Vivrà sempre una corrente elettrica bizzarra dentro le sue vene, e toglierà le scarpe per assaggiare la riva di un fiume che si presenta di sbieco sul cammino; sarà inseguito dai alcuni cani e con altri farà amicizia.

divinazioni

Scriverà una lettera per dare indicazioni a qualcuno che si è dimenticato il futuro.