Tu che vivi già morto

gregory crewdson ophelia dettaglio

Abiti dentro un’accogliente bara sigillata
arredata dai soprammobili di vetro soffiato
acquistati a Venezia in visita guidata
lampade piccolo borghesi
cornici in peltro
poltrone reclinabili

hai il permesso di scrivere in angolo del tavolo
della camera da pranzo
ma solo se non è apparecchiato
perché lo studio serve a ricevere gli ospiti.

Venisse qualcuno a trovarci
deve restare pulito.

Tu che sei diventato due
che sei migrato nelle parole cigno
nelle frasi ad arco, a giro, a manovella.
Tutto di te è andato nei sintagmi
nel punto e virgola, nei capoversi.

Non resta niente. Niente da fare
Niente da dire.
Niente è rimasto fuori dalle tue parole
solo un corpo vestito in odor di composizione.

 

Milioni di case senza un senso

maxresdefault (1)

Tegami, piatti sporchi e lavandini, nell’acquitrino della vita di ripetizione di mille gesti e stupidità;

levarsi al mattino, accensione del riscaldamento autonomo

baci meccanici, vita meccanica,

asciugamani, lavatrice dove finiscono i giri di parole

consumati. Nessuna evoluzione della specie. Amen. Neppure un’ombra di sacro.

Fine. Non c’è ossigeno per l’intelligenza.

maxresdefault

La consapevolezza non abita qui, e se ne arrivassero scintille

sarebbero spazzate via dalla ramazza della presunzione

di star vivendo, magari bene,  sicuramente attivi e frenetici.

Un sonnellino sul divano per recuperare le forze e riprendere più svelta la corsa

verso l’ignoto, verso l’espletamento della morte in vita.

Nelle piccole case, gemendo, sprofonda qualsiasi luce.

pillar-800x445

Chi non sta al patto è reietto.