La stanza grigia

Ad ogni buon conto
tu sei un appartamento
con molte stanze.

Nel soggiorno con scaffali pieni di libri
poltrone comode
mi hai invitato molte volte
per conversazioni amabili
sfide d’intelligenza.

Hai servito sul tavolo
spaghetti al pomodoro in piatti da osteria
per dividere con me l’amicizia
nella cucina abitabile.

Mi piaceva l’abbaino con i fiori
della tua mansarda:
potevo affacciarmi e guardare
con i gomiti appoggiati
un orizzonte ampio.

Un giorno ho aperto la porta
della stanza grigia.
Non c’erano le donne di barbablù
non ci avevi appeso trofei
o teste mozzate.

Ho visto un vaso di pandora
al centro del pavimento a mosaico.
L’ho scoperchiato, naturalmente:
è volato fuori un mare d’ insensibilità
la tua infanzia fatta a pezzi
e un vento freddo mi ha segnato il viso.

Sei un appartamento
con molte stanze, temperature diverse
verrò a trovarti ancora qualche volta.
Imparerò a difendermi dal vento.

Ballata

 

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Amos passava la vita a scappare,
mettendo un milione di passi
fra sé e la sua croce.
Nel giardino d’inverno fioriva la siepe.
A nessun animale negava riparo
né a chiunque avesse bisogno del fuoco
dell’accampamento, o del pane.
Ma l’amico sincero gli disse che l’ombra
non si può sotterrare, ha bisogno del sole
altrimenti ti viene a cercare
per portarti nel profondo del mare.
Ma Amos credeva di essere forte
e nel fiume non si volle specchiare.
L’ ombra venne: aveva il viso
del padre.
L’ ombra alla fine lo venne a cercare.

Un sogno

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Senza fine sta cadendo la neve
sulla piana la bianca distesa
si posa, coprendo le tracce
di chi lascia la casa per sempre.
Senza stampelle lei era uscita, nel sogno
per seguire l’amore perduto:
nella casa non fece ritorno.
Ogni volta che uno dei miei
comincia il suo viaggio
la neve, scendendo, cancella le tracce.
Non conviene seguire le impronte dei passi;
chi va altrove
non conviene seguirlo.
Ora lo sai, così quando aprirai la porta
perché sarà arrivato il tuo giorno
non proverai nessuno stupore
vedendo cadere la neve.

Partenze

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Sulla terra

la trama degli addii

si cade, si sale, si svolta

non resta sempre il tempo di un saluto

le anime si legano, si conoscono, si slacciano

nella danza degli incontri sotto un temporale.

Non affezionarti a niente, mantieni il passo

sopporta solo il peso di uno zaino.

In seguito, liberati di ogni soma.

Ti preparerà all’ora dell’enigma svelato

quando neppure le tue ossa sapranno più seguirti.

Partirai in solitaria

sarai andata altrove.

Non ti raggiungeremo.

Forse è l’ultima volta che abbassi

quella maniglia che logorasti al tocco.

Ogni volta davi l’addio alla casa, o a una città, scostavi le lacrime dagli occhi

ricominciavi il cammino.

Partirai in solitaria. Un‘occasione. Un destino.

Ti hanno detto:

“La tempesta, se non ti ucciderà

gonfierà la tua vela

ti raddrizzerà il cammino.”

Mio padre

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Sei la matrice di ogni mio amore
il punto di ritorno
il fantasma senza mani
la cravatta a righe:
un paio di occhiali rimasti senza padrone.
Il crocifisso d’oro
sul torace troppo magro.
Una commemorazione senza fine
la bara vuota
la porta chiusa.
Sei la voce, l’unica che conta
la figura che univa i commensali
il natale felice, la luce accesa nelle stanze
sei anche l’autore del buio
che venne dopo la partenza
sei l’asso di coppe e il re di denari.
Eri lo sguardo che mi dava fierezza
restituzione del mio valore.
Mi incoronavi senza una parola.
Sei la matrice di ogni mio amore.

Amicizia con le donne

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Ho smarrito il tempo e l’identità
nelle piazze di antichi paesi del “Capo”.
Si dormiva ad Otranto con Antonella;
poi, sprofondavamo più a sud, per toglierci le scarpe
e scordarci tutto ballando la pizzica.
Ricordo una notte con Eva nel casale vecchio
ad annodarci come trecce le esperienze
l’una dell’altra. Si condividevano segreti:
in quel luogo la vita cresceva così forte.
Con Luisa scrivemmo a quattro mani un libro
che resterà inedito. Destino. Mi veniva a trovare nei sogni,
animali in affinità. Lei scelse la madre, non se stessa.
Ho ritrovato Sandra seguendo tracce di polvere lunare
i suoi simboli onirici così nitidi.
Il coraggio di trasformare l’ombra
ci accomuna. Nessun compromesso può piegarci.
Mi interessa solamente la persistenza dell’intento.
Resistere all’imperativo della maggioranza
che fa quello che non pensa
che dice quello che non fa.
La donna lupa viene dall’acqua e danza vicino al fuoco
con le sue sorelle.
È sincera.
Ore Yeyè ô!

I devoti del nulla

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Nel loro abito grigio, o color beige
“Loro” respirano a risparmio di fiato sull’orlo consumato della vita
nutrendosi dei resti d’energia di altri di”Loro”
più deboli o compiacenti.
L’imperativo per “Loro”:
restare ai margini di un quadrato
dagli angoli smussati.
“Loro” non direbbero mai qualcosa di troppo o troppo poco
per non dar nell’occhio
soprattutto
mai pronuncerebbero parola che possa non essere ritrattata poi.
“Loro” non riescono a pronunciare la frase “prendere posizione”
neppure se li minaccia un’arma carica.
Vivacchiano.
– Dateci un parere: vi supplichiamo.
(provammo a dire “Noi”)
– Non so.
(risposero)
– Non ce lo ricordiamo.
Non c’eravamo, quel giorno.
– Un vostro punto di vista. Un giudizio, anche di minima entità.
(insistemmo)
– Ah, ora ci siamo; aspettate
ce l’abbiamo un’opinione: è la seguente:
La vita è il nulla.
Orribil cimitero.
E’ puzzolente fumo, in cui è d’uopo nasconderci
contorcerci come vermi al suo interno.
Inoltre, se per “Noi” l’esistenza è il nulla, lo deve essere
necessariamente per “Voi”, che ci leggete ancora un senso.
Quindi, date tempo al tempo:
vi persuaderemo a diventare dei “Nostri”.
Mentre uno di “Loro” ci parlava
soffiava addosso al nostro gruppo, a “Noi” di “Noi”
una nebbiolina di vuoti a perdere d’essere
un tentativo di contaminazione vacuità
come se questo fosse possibile.
“Loro” aggiunsero:
– “Noi” pensiamo tutti insieme a colazione
a pranzo e a cena un superpensiero:
La vita non ha il midollo. C’era, ma il gatto se l’è mangiato
la cuoca l’ha cucinato.
Nemmeno un pezzettino ne è restato.
Carissimi Figli del Nulla
(cambiammo tattica)
evocate ogni dì propositi suicidi
ma non li mantenete: come mai?
Riflettete sulla parola “coerenza”
mentre noi mediteremo su “pazienza”.
Non sarebbe giusto distogliervi dal compiere
un gesto definitivo di primitiva bellezza
che porrebbe fine al vostro lento cammino
così denso di vuoto filosofico.
Non sarebbe un sollievo, per “Voi”?
Anche il muro del pianto si è rifiutato di ricevervi.
– Ucciderci? Sarebbe epico, un atto di coraggio.
Non ci appartiene.
Il rasoio non taglia
e il rosso
è un colore troppo vivo per poterne sopportare la vista.
Uno di “Loro” ha detto a un altro di “Loro”, a quel punto:
– Passami un’altra manciata di niente,
ho fame.”

 

I desideri esauditi

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L’ inverosimile accadde, a quel tempo.
nel cielo: e chi si scorda la luna
un pazzo mezzogiorno di fuoco con cappello e stivali
ma senza furia né bava alla bocca.
Non c’era traccia d’ armi.
La mia ombra, lui, l’angelo.
Il mio Doppelgänger.
Sconcertati, ascoltammo in silenzio
il frullo delle ali barocche
nel vecchio casale
di divinità alianti che ci univano.
Un rispetto di foglia e di rosa, fra noi.
Era l’amore. Secco. Netto.
Non richiesto.
Uno scudiero regale, il ragazzo;
capelli lunghi e ritorti, alto e sottile
il corpo troppo perfetto. La voce d’attore.
Dovevo essere, per piacergli, com’ero:
senza fingere, fino al morso dell’essenza.
Ringraziai le divinità capricciose
che fossimo impediti da vincoli ottocenteschi
a legare il patto.
Per principio d’onore,
non ci legammo a promesse d’eternità.
Da giugno, andando verso l’inverno
discretamente piansi
con dolcezza monacale, guardando di tanto in tanto
una fotografia.
La sua assenza
non era priva d’amore. Illuminava.
Nel sogno, siamo partiti per il sud:
la piccola casa bianca
i gerani, l’albero dei limoni,
l’isolamento della contemplazione
esterrefatta
l’uno dell’altro.

Un nuovo amore

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Un nuovo amore è puntare sulle tre carte
difesa della propria prigione
pericolo mortale
l’altalena appesa alla foresta
dire di no di no
spegnere la teiera sul fuoco
accenderne un altro.
Misuro lo spazio: sei tu.
Tu misuri lo spazio: sono già entrata.
La stoffa degli abiti è logora
la trama di una vita
armadi separati
letti clandestini.
Nel fiume delle passioni nere
un pesce salta gli ostacoli.
Stop. Luce.
L ‘ attesa.
Quinto elemento.
Non posso desiderare
di uscire dal negozio
della freccia e dell’arco.
Vuoi essere amato?
Vuoi che tutto questo
serva a qualcosa?
La direzione del vento
gioca a nostro favore.
Il delitto è compiuto.
Aiutami a fissare i bersagli
in fondo al viale.
Ama quello che è lento, di noi.
Ama la parte di me di cui
non ti darò mai la chiave.

La solitudine è fuoco

 

il lago delle oche selvatiche

Maledetta la tua fiducia nel mondo
che non vuole decidersi
a farsi miseria.
Un’altra volta
annientata, ritorna.
A cosa serve fiorire,
a Hiroshima
disintegrarti
lentamente rialzarti
per farti crivellare dai colpi?
Quando ritorni allo stato di fiamma
sorriso esclusivo
camicia pulita
ti vede con chiarezza il cecchino.
Non te lo dicono prima
altrimenti
non apriresti le braccia.
Sembravi tu, ma era ieri.
Il manoscritto sul tavolo.
Il caffè nella tazza.
Pienezza.
Dalla finestra, la luce nuova
del giorno.