Le parole di luce, terra e sangue di Carmen Yáñez

La mia recensione sulla raccolta di poesie “Migrazioni” di Carmen Yáñez per la rivista “Zona di disagio”

Zonadidisagio

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Sempre, la biografia di un autore si connette potentemente alla sua scrittura; questo vale di più per Carmen Yáñez, in quanto la sua vita e la sua arte parlano esattamente la stessa lingua.

Carmen è una poetessa, una performer, una cantadora, un’attivista politica; e tutti questi livelli interagiscono continuamente in lei; si rafforzano l’uno con l’altro.

Il motore che la spinge a scrivere e ad agire nel mondo è prestare la sua testimonianza, prendere posizione, rendere giustizia prima di tutto alla memoria dei fatti terribili accaduti in Cile a partire dall’11 settembre 1973 con il golpe di Pinochet, la morte di Allende, le oltre trentamila vittime del regime, i seicentomila torturati. Lei, giovane militante attiva del Partito Rivoluzionario Comunista viene sequestrata dalla DINA, la polizia segreta di Pinochet nel 1975, imprigionata nelle fauci di Villa Grimaldi e seviziata; miracolosamente ne esce viva, passa i successivi anni in clandestinità, finchè…

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Ripensando agli amori

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Pochi uomini mi hanno interessato, forse solo uno

ripensandoci a metà vita

o appena due.
Due ragazzi contorti, ostili, geniali, magici.

Ora che mi tornano in mente, so che riuscivano a
vedere
con l’ampiezza delle ali di gabbiano
la totalità del mio essere
e si legavano
alle contraddizioni oscure che mi abitano.

Poi, una piccola schiera di anime riappare sullo schermo:
loro mi hanno accompagnato,  talvolta, ma lasciandomi comunque
in solitudine:

uno mi rapì perché sapeva come ridere
un altro per la conoscenza di un libro
me ne piacque uno perché aveva del gatto randagio e del mezzo assassino.

Mi infatuai di altre ombre, di proiezioni lunari, di alcuni fantasmi,
di una mano sfiorata, delle parole non dette,
di un puledro selvatico che non sentiva ragioni, e volle convincermi a fare una bravata.

Mi vengono in mente, mentre la nave riparte, attratta da luci di posizione lontane
dalla mandria di pesci chiusa nel sottobosco dell’acqua.

Una preghiera per il nuovo anno
mentre stanno per arrivare i pirati
dall’altra metà del mondo.

Una preghiera che dal mare approda al cielo.

Tu mi guardi, invisibile e splendido

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La scrittura è un maestro:
mi attengo al dovere di cucinare il giorno
prendere la posta, fare le scale in fretta.

Spingo la schiena e le gambe fuori dal letto
mi ammalo di te,
che mi guardi, diventato invisibile, ma ironico
appoggiato alla porta della stanza segreta.

Con mezza faccia mi sorridi, in penombra.
Ti dimentico: e tu riaffiori come la piena,
soffi sulle guance senza voce
un colpo di tosse reclami, un piccolo pianto.

Te lo concedo, ma allora
ti affronto, maldestra:
– non cercai di ottenere che l’aria
ebbi la tua attenzione, ma senza pagare il biglietto.
Non dovevo essere altro che autentica,
e con me, ti potevi permettere di essere semplice.

Presi la decisione, presi il controllo sulla questione.
Non ho il potere:
ho il controllo del pettine
del coltello con cui ho reciso il gambo del fiore
ho il controllo della porta sbarrata.
Ho il controllo di parte delle lacrime.

Tu, hai il potere di non scomparire.
Tu continui ad abitare nella stanza segreta
con me.

“La forma delle cose”. I racconti di Truman Capote

Una mia recensione sui racconti del magnifico Truman Capote su “Zona di disagio”

Zonadidisagio

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Spesso la grande narrazione nasce dal momento in cui il legame di umanità con le storie ascoltate, le situazioni vissute si è concluso. Isabel Allende ha quasi quarant’anni quando comincia il suo lavoro di scrittrice; è la morte di suo nonno (il tremendo e affascinante protagonista de “La casa degli spiriti”) che le permette di sceverare ciò che le serve dalla storia familiare. Gabriel García Márquez può terminare “Cent’anni di solitudine” perché nello spazio e nel tempo è remota, ormai, la magica infanzia a casa dei nonni; per questo è in grado di distillare, seduto allo scrittoio della casa che divide con l’amata moglie Mercedes e i figli, puro oro narrativo da quei ricordi. Paul Auster smette i panni piuttosto fragili di poeta e prende in mano il mestiere di romanziere, iniziando a scrivere “L’invenzione della solitudine”. E tutto comincia con la notizia della morte improvvisa del suo “ingombrante” e…

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La Libreria della Reggia di Colorno

E’ morto questo meraviglioso signore dei libri…in questo post una breve annotazione, un diario del giorno in cui l’ho incontrato., per ricordarlo.

prima della pioggia

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A Colorno ero arrivata sabato 2 settembre per vedere il Festival di Teatro di strada.
La mattina di domenica passeggiavo nei dintorni della Reggia, fra le bancarelle degli artigiani. Al banchetto degli specchi formati da forchette ritorte e vecchi orologi, ho conversato con un’elegante signora, che alla fine mi ha detto: io, ho comprato il mio libro. Il suo modo accurato di tenere il volumetto, il sorrisetto con cui me l’ha mostrato mi ha incuriosito.Mi ha indicato la libreria della Reggia.

Entrando nel grande portone, guardando sulla destra, l’epifania: metà della sagoma di un signore anziano, curvo, lentissimo, si intravedeva in una stanza in penombra, dalla porta di una vecchia libreria.

Dalla soglia potevo intravedere i libri ammassati uno sull’altro – se pure con garbo – come si usava una volta, prima che esistessero gli scaffali funzionali e asettici delle librerie moderne. Si capiva subito: quella era la libreria…

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I giorni sporcati di pece, neri neri

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Il gomitolo assolve al suo lavoro, e la donna anziana sferruzza, sferruzza

la rete dei destini, si srotola, si inarca per diventare
una coperta – arazzo

dai colori intensi, tersi, dove ti puoi specchiare per riconoscerti, per completare il disegno.

Invece, un giorno, il filo si aggroviglia.

Le parole partono dal petto come frecce per trasformarsi in serpenti.
L’amore è ucciso, appena nato, appena ritornato.

Le parole appuntite feriscono la felicità.  Cade polvere da quelle ferite.

Sulla testa delle persone vicine, che remano sul loro battello; ne sono travolte per vicinanza.

Nero petrolio scende sulla casa familiare. Tristezza ritorta come bottoni rotti.

Melodia funebre nella testa. E tutto per una manciata di parole.

Parole d’odio al posto degli abbracci. Materiale radioattivo sul giardino fiorito.

La vita scorre in altri luoghi.

E tu ti fai divorare dal buio.
E non ne fai parte.

 

 

 

 

Troppo splendore

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Non se ne parla molto, è un segreto, cova nelle tenebre di caverne interiori:

l’incapacità di reggere l’altrui splendore.

Una donna di settant’anni è stata molto bella. Ora è ancora affascinante, piena di talento, di idee. Ha un compagno che ama, è riamata. Ma le manca qualcosa. Una ferita ancora infiammata, ricordi di infanzia, uno squarcio nella tela dipinta.

Uno strappo nel vestito ricamato.

Invita la sua nuova amica a casa sua, e ritira ogni volta l’invito. Le promette un regalo, ma non riesce a darglielo, mettendo fra lei e la giovane donna una montagna di giustificazioni.

Vorrebbe che fosse diverso, ma il tarlo della gelosia alimenta i suoi mostri.

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La detesta non sa proprio perché. La vorrebbe, ma ridimensionata, più piccola, di media misura. La musica della sua voce la rende furiosa.

Si sopporta lo splendore degli altri quando si naviga con sicurezza nel proprio.

Se si ha coscienza della propria luce, si ha bisogno che le altre persone fioriscano, per creare una rete di lucciole impazzite.

Se si è interi, si ama. Si ha bisogno dello splendore degli altri, per sentirsi felici.

 

 

 

 

Angeli, stanno arrivando

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Tutto è cominciato con la scelta di un regalo.
– Preferisce l’angelo?

Da quel momento sono venuti, uno ad uno.
Ora si affollano, invisibili, mentre cammino, svolto a destra, a sinistra.
Il titolo di un libro. Di una strada.
Arrivano mentre guardo fuori dal finestrino del treno.
O sto cucinando.

Una mia amica ha trovato l’immagine di un angelo, sotto c’era scritto il mio nome.
Ha provato un brivido.

Loro ridono, sans doute.
Si divertono, mentre faccio congetture. Nascondono le ali.

Vengono perché sono in pericolo, per avvisarmi? È in pericolo qualcuno che conosco?

Preferirei che si fossero annunciati per portarmi ad un livello superiore di comprensione. Un salto di cui ho paura. La scacchiera metafisica è posta al centro della sala, ma non mi decido a muovere l’alfiere.

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Stasera è venuto a sfiorarmi la guancia, invisibile, seppure respiri, è umano.
Ha i capelli lunghi e la luna incisa a fuoco nell’umore.
La malinconia è la sua corda principale: aumenta la sua bellezza, non c’è pace.

La mancanza è un vaso di Pandora. Se non lo apri, ti può esplodere in faccia, sabotare i giorni.
Il sole e la luna: era un’immagine di un libro antico, sottolineava le parole.
Scopri l’enigma. Segnati i luoghi dove sono apparsi i simboli.
Angeli.

“Incredibili vite nascoste nei libri”, Musicaos: prossime presentazioni

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Martedì 16 ottobre ore 17.30
Biblioteca San Matteo degli Armeni
via Monteripido, 2 – Perugia
dialogherò con la Dott.ssa Rosella De Leonibus
Psicologa e Psicoterapeuta
Leggerà Stelio Alvino, lettore progetto Leggi Per Me della Biblioteca San Matteo degli Armeni

 

Domenica 28 ottobre ore 18.30
Calderara di Reno (Bologna)
I libri nelle case. Cena e reading
A casa di Vania
Letture di Lorena Nanni

 

Sabato 10 novembre ore 15
Libreria Booklet Nonantola (Modena)
in dialogo con Giulia Sacchi  ed Emanuela Vecchi
Via Longarone 7/9
Reading con Angelo Spiga (chitarra) e Giulia Sacchi

 

Giovedì 15 novembre alle ore 18.00
Apertura straordinaria della Libreria Trame in via Goito 3/C a Bologna
in occasione del Festival “LA VIOLENZA ILLUSTRATA
A cura della Libreria Trame e della Casa delle Donne
Presentazione con Deborah Casale, Casa delle Donne per non subire violenza

 

“Diventato invisibile, seduto tutto tranquillo sul tappeto davanti il televisore, poteva sembrare, agli occhi di chi dava le condoglianze, un bambino piccolissimo, incapace di comprendere a fondo i nessi logici fra le frasi sussurrate ai suoi genitori, il significato del commentare mesto sullo spartito della storia della malattia del nonno, con i dettagli clinici e crudeli del caso. Filippo giaceva immobile come una pietra, su quel tappeto, come una bottiglia di vino riempita fino all’orlo da un imbuto che non smetteva di lavorare. Non si muoveva, non piangeva.”
Da “Tre pomeriggi e due sere”, “Incredibili vite nascoste nei libri”, Patrizia Caffiero

Giovedì 22 novembre ore 18
Associazione We4family – sede – Via F.lli Aldo e Bruno Zanetti, 1/A Anzola dell’Emilia
E’ morto il nonno. Come lo comunico al mio bambino?
Lettura da “Tre pomeriggi e due sere”
Dialogo fra Patrizia Caffiero, autrice del libro e la Dott.ssa Giovanna Bruzzi, esperta di letteratura e pedagogia.
Seguirà dibattito